Astrofisica

Posted on agosto 1, 2009

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Una magnetar anomala

5 giugno 2009: l’osservatorio orbitante Fermi, che studia il Cielo nelle alte energie, coglie l’intensa emissione di raggi X e gamma prodotta dalla sorgente denominata SGR 0418+5729, una stella di neutroni che in solo qualche decina di chilometri di diametro contiene una quantità di materia paragonabile a quella del nostro Sole.

Nubi molecolari: scoperto il “coreshine”

La scienza brancola letteralmente nel buio quando si tratta di studiare la nascita delle stelle, che si verifica dentro le nubi di gas e polveri.

Sismologia stellare individua ciclo simile al Sole su un’altra stella

Nel tentativo di comprendere il grande mistero che da sempre avvolge la fisica del ciclo solare l’impatto sul clima della Terra, un gruppo internazionale di scienziati ha sondato con successo una stella lontana osservato la presenza di un ciclo magnetico analogo al ciclo solare solare.

Lo studio, condotto dagli scienziati del National Center for Atmospheric Research (NCAR) e i colleghi in Francia e Spagna, è stato di recente pubblicato su Science.

Gli astronomi sfidano le attuali teorie

Grazie all’utilizzo del Very Large Telescope dell’ESO, gli astronomi europei hanno dimostrato per la prima volta che una magnetar – un insolito tipo di stella di neutroni – si è formata da una stella di almeno 40 volte la massa del sole.

Emissioni gamma da una Nova 

E’ l’ultima scoperta del telescopio Fermi LAT. Una denominazione antica che indica l’apparire di una “nuova stella” a seguito di un improvviso aumento di luminosità che oggi sappiamo esser dovuto ad un breve flash termonucleare sulla superficie di una nana bianca in un sistema binario.

Esplosione di supernova in 3D 

Utilizzando il Very Large Telescope, gli astronomi dell’ESO hanno ottenuto per la prima volta una visione tridimensionale di come si propaga il materiale più interno di una supernova durante la sua esplosione, avvenuta recentemente.


Sono veri e propri “mostri” cosmici le stelle scoperte dagli astronomi guidati da da Paul Crowther, professore di Astrofisica presso l’Università di Sheffield. Astri rilucenti con una massa fino a 300 volte quella del nostro sole, una dimensione fino a poco fa inipotizzabile, essendo considerato il numero di 150 masse il limite massimo possibile.

WISE scruta i resti di Tycho

WISE questa volta ci mostra i resti di una celebre supernova esplosa, che fu visibile ad occhio nudo nel cielo quando la luce irradiò la Terra.
Questa immagine del NASA’s Wide-field Infrared Survey Explorer (WISE) riprende diversi interessanti oggetti nella costellazione di Cassiopea, nessuno dei quali è facilmente visibile in luce visibile.

Una nuova scoperta potrebbe svelare finalmente come avviene la formazione di stelle massicce e dei relativi sistemi planetari.
Una stella muore, un’altra nasce. E i resti della prima vengono raccolti, almeno in qualche misura, dalla seconda. Questo è il ciclo della vita astronomica, è per questo che le stelle odierne contengono elementi più pesanti tramandati dalle…


“La nascita delle prime stelle è un affascinante incrocio tra la chimica e la cosmologia”, ha detto il ricercatore Daniel Savin della Columbia University di New York, durante una conferenza stampa Mercoledì.
Anche le Supernovae hanno i loro difetti. In particolare, ne possiedono uno che sembra comune a tutte quelle immani esplosioni cosmiche che vengono classificate dagli astronomi come “Tipo Ia”: infatti, il fenomeno che porta una stella di grande massa alla fine del suo ciclo evolutivo a disintegrarsi non termina con un’espansione sferica, regolare, come finora ritenuto, ma “spara” nello spazio il materiale stellare prevalentemente in alcune direzioni. Dando origine a quella che viene definita un’esplosione asimmetrica.

Violente eruzioni regolari tra due stelle binarie

Un team di astronomi guidato dal dottor Gavin Ramsay dell’Armagh Observatory ha individuato violente eruzioni da una coppia di stelle interagenti che orbitano una attorno all’altra ogni 25 minuti. Stranamente, queste esplosioni avvengono a intervalli regolari e prevedibili, ogni due mesi.Le nuove osservazioni sono state effettuate utilizzando il Liverpool Telescope situato nelle Isole Canarie e l’osservatorio orbitante Swift. I risultati verranno visualizzati nella rivista degli Avvisi mensili della Royal Astronomical Society.
Le stelle binarie costituiscono la normalità dei sistemi stellari nella Galassia. Come tuttavia avviene la loro formazione resta tutt’ora un mistero. Le possibilità potrebbero essere che nascono da due nubi separate oppure, come gemelli siamesi, da un’unica nube di gas. Gli astronomi ritengono che in generale le binarie distanziate si formano da due nubi separate, mentre le stelle più strette da una unica nube. Ma i meccanismi che regolano questi processi non sono del tutto chiari.
Gli astrofisici alla UC di Santa Barbara sono i primi scienziati a identificare due nane bianche in un sistema binario a eclisse, permettendo per la prima volta la misurazione diretta del raggio di una rara nana bianca rara, composta da elio puro. Queste osservazioni sono le prime a confermare una teoria su un certo tipo di stella nana bianca [nella foto: rappresentazione artistica del sistema stellare].


In quanti modi può esplodere una stella arrivata al capolinea? Finora, essenzialmente in due modi: per collasso gravitazionale, nel caso di una stella massiccia, o per esplosione termonucleare, nel caso di una nana bianca. Giusto?


Per le prossime due settimane, il Whole Earth Telescope, una rete internazionale di osservatori astronomici gestiti dalla University of Delaware, sarà continuamente impegnata a monitorare tre stelle per cercare di capire la natura di alcune anomalie che stanno avvenendo su di esse. (In foto: Stella che sta diventanto una nana bianca – Credit: NASA Hubble Telescope).L’obiettivo primario è una stella nana bianca, conosciuta come GD358, posta nella costellazione di Ercole, con una temperatura superficiale stimata in circa 19.000 Kelvin.

Alcune delle immagini dal satellite SDO mostrano con un livello di dettaglio mai visto, il materiale in movimento verso l’esterno e dalle macchie solari. Altre foto invece mostrano delle inquadrature ravvicinate delle attività sulla superficie del Sole. La sonda ha anche fatto le prime misurazioni ad alta risoluzione dei brillamenti solari in una vasta gamma di lunghezze d’onda nell’ultravioletto estremo. “Queste immagini iniziali mostrano un Sole dinamico che non avevo mai visto in oltre 40 anni di ricerca solare”, ha detto Richard Fisher, direttore della divisione heliophysics della NASA a Washington.
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