Marte e Phobos

Posted on agosto 1, 2009

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La Nasa ha approvato lo sviluppo e il lancio del Mars Atmosphere and Volatil Evolution (MAVEN) nel 2013. Indizi sulla superficie di Marte, come i caratteristici letti di fiumi asciutti e i minerali che si formano solo in presenza di acqua allo stato liquido…

Le anomalie di Marte
In questo articolo parliamo di tutte le più celebri anomalie fotografiche riscontrate nelle missioni esplorative dirette su Marte da parte delle agenzie spaziali.

Marte: risolto il mistero della CO2?

Gli scienziati potrebbero aver risolto il mistero della scomparsa di ghiaccio di anidride carbonica sulla calotta polare settentrionale di Marte e la sua ricomparsa improvvisa, rivelando un ciclo dell’acqua molto attivo.

Gli scienziati hanno finalmente indicazioni concrete circa la formazione di Phobos, il satellite di Marte, grazie a due approcci analitici indipendenti della composizione degli spettri ad infrarosso termico, provenienti dalle sonde Mars Express dell’ESA e della Mars Global Surveyor della NASA.

Marte: il misterioso ciclo del metano lascia perplessi 

I ricercatori Sergio Fonti e agiuseppe Marzo, hanno scoperto che le concentrazioni del metano marziano variano da stagione, anno e per posizione, con un picco durante l’estate e nelle regioni con ghiaccio d’acqua sotterraneo e che in passato hanno avuto attività vulcanica.

L’Osservatorio Spaziale Herschel sta fornendo i primi risultati su Marte. Un accurato profilo della temperatura media dell’atmosfera marziana potrebbe spingere gli scienziati a rivedere i loro modelli sulla circolazione atmosferica del Pianeta Rosso.

Grazie agli esperimenti effettuati dal Phoenix Mars Lander della NASA, si ipotizza che gli esami del celebre lander Viking nel 1976 contenevano tracce di carbonilo e blocchi di costruzione chimica della vita (Foto: Suolo marziano ripreso dalla sonda Viking nel 1976 – credit NASA)

Il misterioso cratere di Marte

Orcus Patera è una enigmatica depressione ellittica vicino all’equatore di Marte, l’emisfero orientale del pianeta, tra i vulcani di Elysium Mons e Olympus Mons.

In sei anni e mezzo di attività, il Mars Exploration Rover Opportunity della NASA non aveva mai visto un “diavolo di polvere” prima d’ora, nonostante alcune ricerche sistematiche negli anni passati e il fatto che il suo gemello rover, Spirit, ne aveva avvistato diversi durante il suo percorso.

ExoMars cercherà il metano

Il pianeta rosso per anni è stato terreno di gioco e competizione, il teatro ideale della sfida tecno-scientifica fra le agenzie spaziali dell’Europa e degli Stati Uniti. Ma le cose stanno per cambiare. Per sviscerare i segreti di Marte, ESA e NASA hanno deciso che è venuto il momento di unire le forze. Dando così il via al programma ExoMars, un’inedita serie di missioni congiunte.

HiRise: Nuove immagini da Marte

Questa immagine misura il pavimento e due pareti di un pozzo in Noctis Labyrinthus, un sistema diripide valli  in profondità sul bordo occidentale di Valles Marineris. Le valli essi sono caratteristiche tettoniche conosciute come graben (trincea)  che si formano in risposta all’estensione (o all’allungamento) della crosta. Nel caso di Noctis Labyrinthus, l’attività vulcanica nella regione di Tharsis può formare un rigonfiamento, che allora gli ha allungato e gli fratturato la crosta.


Nuove prove indicano la presenza di rocce formatesi in presenza di acqua, sul Pianeta Rosso.

Nuova definita conferma per l’oceano di Marte
Secondo un nuovo studio condotto dall’Università del Colorado a Boulder, arriva la conferma che un vasto oceano probabilmente copriva un terzo della superficie di Marte, circa 3,5 miliadi di anni fa.

La superficie marziana distrugge le molecole organiche?

La continua ricerca di prove di vita passata o presente su Marte comprende anche numerosi sforzi per identificare i composti organici, come le proteine presenti nel suolo marziano, la cui assenza tuttavia rimane un mistero. Una nuova teoria è stata presentata in un articolo pubblicato su Astrobiology per spiegare che cosa accade a queste molecole a base di carbonio.

Uno strumento minerale sviluppato presso l’Arizona State University ha scoperto un affioramento di rocce ricche di carbonati, nelle colline Columbia presso il Gusev Crater su Marte. Il rapporto è stato pubblicato online il 3 giugno sulla rivista Science in base ai dai raccolti a bordo del NASA Mars Exploration Rover Spirit. 

Marte e la vita, ormai ci siamo quasi? 

I ricercatori del Dipartimento McGill delle risorse naturali, il National Research Council del Canada, l’Università di Toronto e il SETI Institute hanno scoperto dei microrganismi nell’estremo nord del Canada che si nutrono di batteri metano per sopravvivere. Il dottor Lyle Whyte, microbiologo dell’Università McGill spiega che a Lost Hammer esiste la vita microbica, in un ecosistema simile alle possibili sorgenti su Marte, che potrebbero a loro volta sostenere la vita.

Mars Express in orbita attorno al Pianeta Rosso – Video spettacolare! –

Marte ha un fascino particolare per l’uomo. La sua relativa vicinanza e la sua superficie solida lo rendono un bersaglio allettante per l’esplorazione. Grazie a questo nuovo video da Mars Express, ora possiamo immaginare che cosa sarà orbitare intorno al Pianeta Rosso, un giorno, forse alla ricerca di un nuova casa. Il mese scorso, i responsabili della missione del Visual Camera (VMC) hanno acquisito un’immagine di Marte ogni minuto durante una completa un’orbita 7 ore.

Marte in Tunisia?

“Chott el Jerid” è un lago stagionale che è completamente asciutto per la maggior parte dell’anno. La sua superficie assolata, composta da una dura crosta di cloruro di sodio, nasconde fonti di acqua sotterranee e la zona ha un colore rosso vivo a causa del contenuto di ferro.


Gli scienziati hanno proposto che le pianure dell’emisfero settentrionale di Marte un tempo fossero coperte d’acqua. [Image Credit: NASA]. Su Marte oggi, l’acqua si solidifica. La temperatura media del pianeta rosso è di -55 gradi Celsius (-67 F) e quando la temperatura sale, la temperatura massima registrata è un mite +20 gradi C (68 F).


Gli scienziati hanno ricostruito la formazione di due caratteristiche geologiche della calotta polare settentrionale di Marte: una voragine più grande del Grand Canyon e una serie di depressioni a spirale, risolvendo due misteri di lunga data e provando il cambiamento climatico sul Pianeta Rosso. In due documenti sono stati pubblicati sulla rivista Nature del 27 maggio, per mano di Jack Holt e Isaac Smith della University of Texas
presso l’Istituto Austin di Geofisica e i loro colleghi, grazie i dati radar raccolti dal NASA Mars Reconnaissance Orbiter.

La potente camera Stereo di Mars Express ha ripreso i depositi di ceneri vulcaniche nella Meridiani Planum, una pianura al margine settentrionale degli altipiani meridionali di Marte, a metà strada tra il vulcanico Tharsis ad ovest e il bassa bacino da impatto di Hellas Planitia, a sud-est.

Questo piccolo cratere di circa 7 metri, o 20 piedi di diametro, è stato creato negli ultimi cinque anni da un impatto meteorico. Questo dato è abbastanza preciso in qanto, non era presente nelle immagini della superficie scattate dalle sonde NASA negli anni precedenti. Siamo in grado di scoprire questi nuovi crateri perché la zona oscura che li circonda è molto più grande del cratere stesso.


Questa regione contiene molte zone circondate da ripiani di detriti che si pensa siano ricchi di ghiaccio. Si pensa infatti che siano blocchi di roccia ricorperti da ghiaccio quasi puro, secondo i dati radar trasmessi dallo strumento SHARAD MRO. Il loro deposito potrebbe essere molto antico, risalente a circa 10 milioni di anni fa.

Il rover Opportunity ha passato sei settimane investigando e curiosando intorno al cratere “Concepciòn” prima di riprendere il suo lungo viaggio questo mese. Il cratere è di circa 10 metri in diametro. Raggi oscuri si estendono da esso, da come viene visto dall’orbita, ed è stato uno dei grandi punti di interesse scientifico nel programma del viaggio di Opportunity. Vicino a questo cratere, il rover ha trovato, però, una cosa che continua a sbalordire ed incuriosire gli scienziati e astronomi.    

Questa è un’immagine della buca centrale di un cratere da impatto nelle antiche Highlands. L’elevazione centrale nei crateri da impatto di grandi dimensioni, spesso crollano per formare crateri su Marte, ma sono ancora strutture elevate e spesso espongono un substrato profondo con diversi tipi di roccia che hanno una varietà di colori.

Nuovi studi sulle increspature e sulle dune modellate dal vento su Marte testimoniano la variabilità del pianeta. E’ stato infatti identificato un luogo in cui sono attivamente migrate e un altro in cui le onde sono stazionarie da 100.000 anni o più. I modelli di dune e delle onde più piccole presenti in alcune delle formazioni più grandi sono state fotografate dalle telecamere orbitanti intorno a Marte. Le indagini in corso risalgono a più di un decennio. 

“Per capire se la vita, come noi la conosciamo, sia mai esistita su Marte, abbiamo bisogno di capire dove c’è o c’era l’acqua” dice Bleacher. I geologi ritengono che attualmente l’acqua sulla superficie di Marte è nascosta nel sottosuolo o assume la forma di ghiaccio ai poli. Alcuni ricercatori sostengono che l’acqua scorreva sulla superficie, aumentando la possibilità di una qualche forma di vita presente o passata.

L’orbiter Mars Express ha incontrato Phobos nella campagna osservativa di marzo, passando ad appena 42 miglia (67 chilometri), come mai era accaduto in precedenza per nessun altra sonda umana. I dati raccolti potranno contribuire a comprendere l’origine dell’enigmatica luna di Marte.

Nonostante sia molto più piccolo della Terra, sia per massa (6,4185 x 10 22) che per diametro (6804,9 km), è il pianeta del Sistema Solare con le caratteristiche fisico-chimiche più simili alla Terra. Di fatto, presenta una inclinazione assiale (25,19•) e un periodo di rotazione sul suo asse (24 h 37 min 23 s) praticamente simili al nostro pianeta, che determinano un avvicendamento delle stagioni e temperature relativamente miti ( tra -140 C e + 20 C).

PHOBOS è un nome che potrebbe essere molto ricorrente nei prossimi anni. Pur essendo poco più di un asteroide (solo due miliardesimi della massa del nostro pianeta, senza atmosfera e quasi senza gravità), la più grande delle lune di Marte è pronta a diventare il nostro prossimo avamposto nello spazio… la nostra seconda casa.
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