Alla ricerca della vita nel cosmo: I Pianeti Extrasolari

Posted on novembre 4, 2009

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Un affascinante mistero, che sta impegnando i ricercatori di tutto il mondo, è la possibilità che la vita esista anche in altri mondi, al di fuori del nostro Sisitema Solare.


Questo importantissimo grafico, rappresenta la cosiddetta “Zona abitabile (HZ in inglese)” in un sistema planetario, dove, la distanza del pianeta è posto in relazione alla tipologia della classe stellare, ed è possibile trovare teoricamente la presenza di acqua allo stato liquido e quindi la vita.
L’acqua liquida è considerata l’elemento più importante per la nascita della vita e tale grafico trova veridicità, finchè non sarà dimostrato che esista anche in presenza di altri elementi.
Condizione necessaria, in condizioni ideali, è che il pianeta sia di tipo terrestre, in quanto al momento non è minimamente teorizzata la presenza di forme di vita in pianeti di tipo gassoso.
Tra i pianeti terrestri, che si trovano in questa fascia, è altresì indispensabile che abbiano una certa massa per poter trattenere l’atmosfera e permettere all’acqua di rimanere allo stato liquido.
In funzione di ciò, sono esclusi, in via teorica, pianeti terrestri con diametro e massa troppo esigua, fino ad ora non ancora trovati in sistemi extraplanetarii.
Altre caratteristiche sono: una bassa eccentricità dell’orbita planetaria, per scongiurare dislivelli troppo elevati di temperatura che ostacolerebbero il formarsi di vita molecolare e anche una precessione regolare per garantire una successione delle stagioni moderate.
Condizioni assai rigide, che proprio nel caso del nostro pianeta, la Terra, sono state le artefici della formazione della vita sfruttando gli elementi carbonio, idrogeno, ossigeno ed azoto, in presenza dell’acqua allo stato liquido.
Lo sviluppo della vita, secondo la scienza, dovrebbe basarsi necessariamente su questi quattro elementi, in quanto sono considerati i più reattivi dell’Universo.

Prima di entrare nel merito dell’affascinante discussione, è bene  precisare cosa intende la moderna astronomia per “pianeta“.
Nel 2003 l’Unione Astronomica Internazionale istituì il “Comitato per  la definizione di pianeta” (PDC), che elaborò e presentò la sua  proposta ed il 24 agosto 2006 venne ufficializzata:

“Un pianeta è un corpo celeste che orbita attorno ad una stella (ma  che non produce energia tramite fusione nucleare, ovvero non è esso  stesso una stella), la cui massa è sufficiente a conferirgli una forma  sferoidale e la cui fascia orbitale è priva di eventuali corpi di  dimensioni confrontabili o superiori.”

I pianeti possono essere distinti in due generi principali:

– terrestri:
Costituiti, come la nostra Terra, da un diametro relativamente piccolo, che non supera i 15000 km, hanno con una crosta solida e in molti casi una sottile atmosfera, trattenuta dalla forza di gravità del nucleo.



– gassosi (gioviani):    
Formati principalmente da gas,  sono caratterizzati da un elevato valore della massa e del diametro, che consente loro di trattenere un’estesa atmosfera ricca di idrogeno ed elio.


Su queste basi, ricavate sostanzialmente dal nostro Sistema Solare, è iniziata la ricerca di altri pianeti, abitabili, attorno alle stelle irregolari più vicine o più facilmente osservabili.
La prima ipotesi documentata, sulla possibilità che potessero esistere pianeti  attorno ad altre stelle, fu formulata da Isaac Newton nel 1713, cui  seguirono nel corso dei secoli successivi numerosi annunci da parte di  altri astronomi, infondati scientificamente.
Una prima conferma della reale possibilità, arrivò soltanto nel 1984, con la scoperta un disco circumstellare attorno alla stella β Pictoris, seguita a ruota da decine di altre segnalazioni analoghe nel corso degli anni successivi.
Lo scienziato David Latham, nel 1989, scoprì un compagno substellare  attorno alla stella HD 114762 chiamato HD 114762 b, con una massa  almeno 11 volte quella di Giove, ma vista l’anomalia orbitale tutt’ora non è chiara la su natura che potrebbe essere piuttosto di tipo  substellare (nana bruna o nana rossa).
Il primo vero annuncio ufficiale, utilizzando il metodo osservativo  indiretto, va attribuito agli astronomi Alexander Wolszczan e Dale  Frail nel 1992, con la scoperta di due pianeti attorno alla Pulsar PSR B1 257+12, di massa non inferiore a 3,4 e 2,8 volte quella terrestre e  orbitanti rispettivamente a 0,36 e 0,47 UA e un terzo, nel 1994, di  massa pari a due volte la Luna e orbitante a 0,19 UA.
Nel 1993, Gordon Walker sostenne che  le oscillazioni della velocità  radiale della stella Alrai (γ Cephei) potevano derivare dalla presenza  di un pianeta di massa pari a due volte quella di Giove, come confermato poi solo nel 2002.
Nell’ottobre del 1995, Michel Mayor e Didier Queloz, dell’Osservatorio  di Ginevra, annunciarono la scoperta del primo pianeta extrasolare di  massa simile a quella di Giove orbitante attorno alla stella 51 Pegasi.

Purtroppo, scoprire pianeti extrasolari, non è missione facile, a causa della loro scarsa luminosità, per cui sono rischieste tecniche indirette, che ne accertano  la presenza, senza rivelare molto della loro reale natura.
I metodi di individuazione più utilizzati dagli astronomi sono i seguenti:

Astrometria: Le variazioni orbitali, irregolari di una stella, suggeriscono che possa avere un pianeta in orbita attorno ad esso, quindile discrepanze possono essere attribuite alla sua presenza attorno a un comune centro di massa.

Velocità radiali (metodo Doppler): La velocità radiale è quella velocità della stella rispetto alla Terra. Eventuali irregoalrità della linea spettrale della stella, in accordo con l’effetto Doppler, suggeriscono la presenza di una compagna o di un pianeta satellite. Questa è la tecnica più utilizzata dai ricercatori.

Variazioni degli intervalli di emissioni di una Pulsar: Leggere anomalie negli intervalli delle emissioni radio in una Pulsar possono essere causati da pianeti in orbita.

Metodo del transito: La variazione singola di luce, in alcune stelle, è sintomo che possa esistere un pianeta che la eclissa causandone variazioni di emissioni luminose.

Microlente gravitazionale: L’effetto della lente gravitazionale avviene quando i campi gravitazionali di due corpi celesti cooperano per focalizzare la luce di una stella lontana. Se il primo corpo celeste (quello più vicino all’osservatore) è un pianeta, ciò sta a significare che possiede un campo gravitazionale tale da contribuire in modo importante all’effetto della microlente gravitazionale.

Dischi circumstellari e protoplanetari: Analizzando attentamente le nubi di polveri attorno alle stelle che le mostrano, è possibile individuare elementi che suggeriscono la presenza di pianeti.

Ad ottobre 2009 ne sono stati individuati 403, ma nella maggior parte dei casi si tratta di corpi dalla massa e dalla struttura chimica che non suggeriscono la possiblità di ospitare la vita.
La frequenza di scoperta di pianeti extrasolari, man mano che sono state affinate le tecniche di ricerca, è aumentata esponenzialmente, come mostrato nel grafico in basso:


(frequenza di scoperte dei pianeti extrasolari)


Le nane rosse, sono le stelle più comuni e diffuse nella nostra galassia e probabilmente anche di tutto l’Universo. Stabilire la presenza di vita in uno dei pianeti che gli orbitano attorno, significherebbe ipotecare un Universo (ultra)denso di vita.
Affinchè, secondo il grafico, avvenga questo importante presupposto, la zona  dovrebbe essere tra le 0,3 UA (leggermente meno di Mercurio) e le 0,032 UA.
A queste distanze, la gravità della stella genera tuttavia una rotazione sincrona che pone la stessa faccia sempre rivolta ad essa, creando un divario di temperature enormi sul pianeta.
A smentire in linea teorica questa impossibilità allo sviluppo della vita, sono gli studi condotti da Robert Haberle e Manoj Joshi dell’Ames Research Center della NASA che hanno dimostrato che l’atmosfera di un pianeta attorno a una nana rossa avrebbe bisogno solamente di essere il 15 % più spesso di quella terrestre per permettere al calore della stella di diffondersi sulla parte in ombra.
Martin Heath del Greenwich Community College ha mostrato che l’acqua del mare può ugualmente circolare senza gelare interamente nella parte all’ombra se gli oceani fossero sufficientemente profondi da permettere un libero movimento dell’acqua sotto lo strato di ghiaccio superficiale. Pertanto, un pianeta con oceani e un’atmosfera appropriati in orbita attorno ad una nana rossa potrebbe, almeno in teoria, accogliere la vita.

(una rappresentazione artistica di pianeta attorno ad una nana rossa)


Le scoperte cronologiche dei più importanti esopianeti:


1992
Nel 1992, Wolszczan e Frail scoprirono due pianeti attorno alla pulsar PSR B1257+12.
La stella, è una “pulsar a millisecondo”, con numerose anomalie nel periodo di pulsazione, dotata di un periodo di rotazione di 6,22 ms, massa 1,4 quella solare e  raggio pari a 0,00002 volte il raggio del Sole.

(Immagine artistica della pulsar PSR B1257+12 con i pianeti)

Successivamente vennero scoperti altri due pianeti, facendo di PSR B1257+12 il primo sistema planetario extrasolare confermato.

(Immagine artistica dei pianeti in orbita attorno alla pulsar PSR B1257+12)

1995
Scoperto dall’astronomo Didier Queloz del Jet Propulsion Lab,  51 Pegasi b è un pianeta di tipo gioviano caldo, orbitante  attorno a 51 Pegasi, una stella della sequenza principale.

(ricostruzione artistica di 51 Pegasi b)

1998
Gliese 876 è una nana rossa situata a 15,34 anni luce dal Sistema Solare e possiede il 32% della massa, il 36% circa del diametro e appena lo 0,0016% della luminosità del nostro Sole.
Gliese 876 b è stato scoperto inel 1998 da due team differenti: uno guidato da Geoffrey Marcy e l’altro da Xavier Delfosse misurando lo spostamento Doppler delle linee spettrali di Gliese 876.
(rappresentazione artistica di Gliese 876 b e Gliese 876 c)
1999
HD 209458 b (detto anche Osiris)  è stato scoperto mediante studi spettroscopici il 5 novembre 1999. In particolare è stato il primo pianeta extrasolare ad essere scoperto mediate il transito sulla superfice della stella, HD 209458, una nana gialla simile al Sole situata nella costellazione di Pegaso a circa 150 anni luce dal sistema solare.
Ogni transito dura circa tre ore, ed il pianeta copre circa l’1,5% della superficie della stella.
 
(Immagine artistica di  HD 209458 b mentre transita davanti alla stella madre lasciando una coda di gas) 
 
Dalle analisi spettroscopiche il pianeta ha una massa 0,69 volte quella di Giove e la vicinanza alla stella gli conferisce una elevata temperatura atmosferica quantificata in circa 750 °C (1022 K);
A causa della forte eccentricità dell’orbità il pianeta ha sviluppato un raggio del 35% più ampio di quello di Giove e che presenti una rotazione sincrona e il pianeta rivolgerebbe alla stella sempre la stessa faccia, come la Luna alla Terra.
Dalle osservazioni effettuate dal telescopio Hubble tra il 2001 e il 2004, è risultato che attorno al pianeta, esiste una nube di carbonio, idrogeno e ossigeno che da vita ad una coda di tipo cometaria che si prolunga per almeno 200.000 km. La perdita di gas è causata dalla vicinanza con la sua stella e sembrerebbe cosa comune per tutti gli esopianeti che orbitano a meno di 0.1 U.A.
Upsilon Andromedae è nella costellazione di Andromeda, ed è 10 gradi a est della Galassia di Andromeda in un sistema stellare binario che dista circa 44 anni luce dalla Terra. Ha circa 3 miliardi di anni, due terzi dell’età del nostro Sole. 
(immagine artistica del sistema Upsilon Andromedae)
Upsilon Andromedae A è una nana bianco-gialla di tipo spettrale F8V, simile al nostro Sole ma più giovane, mentre la compagna Upsilon Andromedae B è una nana rossa di tipo spettrale M4.5V, dista circa 750 UA dalla componente primaria. È stata scoperta nel 2002, in base a dati raccolti dal progetto 2MASS.
Il pianeta più interno (b) è stato scoperto nel 1996 e annunciato a gennaio 1997 da Geoffrey Marcy e R. Paul Butler, entrambi astronomi alla San Francisco State University (SFSU).
A causa della sua vicinanza alla stella, provocava grosse oscillazioni ed è stato relativamente facile da scoprire. Tuttavia, ulteriori oscillazioni rimanevano inspiegate, e si ipotizzava un probabile secondo pianeta in orbita. Alla fine, sia gli astronomi della SFSU che quelli del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics conclusero indipendentemente che un modello a 3 pianeti si adattava meglio alle osservazioni. Queste conclusioni sono state annunciate il 15 aprile 1999.
Si suppone che esistsano altri pianeti piiù piccoli di cui per il momento è impossibile rilevarne la presenza.

2001 
HD 28185 b  è grande 5 volte Giove ed è gassoso. Orbita in 383 giorni attorno alla stella HD 28185, che è una nana gialla simile al Sole della Costellazione dell’Eridano distante 138 anni luce dalla Terra. 
Attorno al pianeta orbita un satellite che avrebbe la stessa massa della Terra e che povrebbe essere terrestre e potrebbe ospitare forme di vita o oceani di acqua.

(rappresentazione artistica di HD 28185 b e della presunta luna terrestre)

Iota Draconis b è stato scoperto nel 2001 da un team guidato da Sabine Frink. con il metodo della velocità radiale.
Iota Draconis b è stato anche il primo pianeta scoperto attorno a una gigante arancione (Iota Draconis, nella costellazione del Dragone), confermando l’ipotesi che tutte le stelle indistintamente dalla loro dimensione, classe spettrale ed età, possono ospitare pianeti. 
Il pianeta risulta imponente e con un’orbita molto eccentrica, orbitando a una distanza dalla propria stella che è circa il 27,5% in più della distanza tra la Terra e il Sole.
(rappresentazione artistica di “Iota Draconis” e il pianeta “Iota Draconis b”) 

2003 
PSR B1620-26c è stato scoperto il 10 luglio da un gruppo di scienziati guidati Steinn Sigurdsson grazie alle immagini dell’HST.
Il pianeta, detto comunemente Matusalemme, è situato nell’ammasso globulare M4, nella costellazione dello Scorpione, a circa 5600 anni luce dalla Terra. Si tratta, al momento,  dell’unico pianeta conosciuto ad orbitare attorno a un sistema stellare binario, di cui una delle due stelle  è una pulsar, mentre l’altra è una nana bianca. 
Il pianeta ha una massa pari al doppio di quella di Giove e si pensa abbia 12,5-13 miliardi di anni, età che lo rende il pianeta più antico mai scoperto.
Si suppone, vistà l’età, che fosse una stella che poi ha perso massa a causa delle interazioni gravitazionali con il suo sistema, diventanto gassoso.
(rappresentazione artistica di “Matusalemme”, PSR B1620-26c) 
HD 70642 b è un pianeta scoperto dall’astronomo statunitense Carter nel luglio del 2003. Simile a Giove, ha un’orbita circolare intorno alla stella HD 70642 a 3,3 UA di distanza in un periodo di 5,5 anni.
La sua massa è il doppio di quella di Giove e presumibilmente possiede un sistema di satelliti naturali simile a quello di Giove.
 
  (riproduzione di HD 70642 b dal simulatore Celestia)
2004  
Mu Arae (μ Ara / μ Arae) è una stella di classe spettrale G3, molto simile al nostro Sole. Si trova a 49,8 anni luce dal Sistema Solare ed è appena visibile ad occhio nudo (magnitudine apparente 5,1) dall’emisfero meridionale, nella costellazione dell’Altare. Ha una massa pari al 108% di quella solare e che sia circa del 32% più grande. Si ritiene che stia diventando una subgigante.
L’équipe dell’ Anglo-Australian Planet Search annunciò nel 2001 la scoperta di un pianeta extrasolare, denominato Mu Arae b, possiede un orbita piuttosto eccentrica, che compie in 743 giorni. La scoperta è stata effettuata mediante l’analisi delle variazioni nella velocità radiale della stella.
Mu Arae b è situato nella zona abitabile, cioè in quella regione attorno alla stella in cui è possibile che l’acqua sia allo stato liquido. È possibile che ospiti qualche satellite che potrebbe non ricevere un’adeguata quantità di ultravioletti per la sintesi di biomolecole.

(Mu Arae B in una rappresentazione digitale con celestia)

Successivamente è stata rilevata  la presenza di un secondo pianeta chiamato Mu Arae c avente un’orbita molto eccentrica completata dal corpo celeste in 8,5 anni.

(Mu Arae c con Celestia)

Nello stesso anno fu scoperto, tramite lo spettrografo ad alta precisione High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher (HARPS), un pianeta più piccolo, posto molto più vicino alla stella rispetto agli altri due, denominato Mu Arae d. Alla sua scoperta gli fu attribuita una massa pari ad Urano, il che lo rende il prototipo di una classe di pianeti denominati hot Neptune (dall’inglese Nettuni caldi).

(simulazione di  Mu Arae D)

Nel 2006 due team, uno capitanato da Krzysztof Goździewski, l’altro da Francesco Pepe, presero in considerazione indipendentemente l’ipotesi che vi fosse un quarto pianeta, postulato per giustificare delle inspiegabili variazioni nella velocità radiale della stella. Chiamato Mu Arae e, si troverebbe a una distanza di circa una unità astronomica in un’orbita quasi circolare che completerebbe in cira 311 giorni.
(Mu Arae e)
2M1207 b è il primo pianeta di cui sia stato possibile ottenere un’immagine agli infrarossi e che ruota attorno alla una nana bruna 2M1207 (situata nella costellazione dell’Idra a 173 anni luce dalla Terra) e fu scoperto da un’equipe di astronomi dell’European Southern Observatory, capitanata da Gael Chauvin, presso l’Osservatorio del Paranal in Cile. 
2M1207 b ha una massa pari a 5 volte quella di Giove con un periodo orbitale di 1700 anni, mentre 2M1207  ha una massa pari solamente a 25 volte quella di Giove, distano tra loro di 41 UA. 
La temperatura di questo pianeta gigante gassoso è molto elevata (1250 K), soprattutto per via della forte contrazione gravitazionale. 
 
 
[Immagine della nana bruna 2M1207 (in azzurro) e del suo pianeta (in rosso)]
2005 
Gliese 876 d fu scoperto nel giugno 2005 diventando il quarto pianeta del sistema attorno alla nana rossa Gliese 876, orbita ad una distanza di 0,021 UA da essa,  con un periodo di rivoluzione di 1,94 giorni. 
La sua massa è stimata a 7,5 volte quella terrestre, e deve essere in gran parte composto da roccia.
(immagine artistica di Gliese 876 d)
Il pianeta è stato scoperto dal N2K Consortium, usando il metodo della velocità radiale. Lo spettro della stella è stato analizzato con i telescopi Keck e il telescopio Subaru,  è ulteriormente studiato al Fairborn Observatory. 
HD 149026 b  orbita attorno alla stella HD 149026 e ha circa 0,36 volte la massa di Giove e 114 volte la massa della Terra).
Potrebbe quindi avere un grosso nucleo composto da materiali più pesanti dell’idrogeno e dell’elio e possiede una rivoluzione intorno alla stella  di circa 3 giorni terrestri. 
 
(Una rappresentazione artistica di HD 149026 b) 
2005 
HD 188753 Ab è stato scoperto nel Luglio 2005 dall’astronomo Maciej Konacki  Comunque, nel 2007 un team di astronomi ha messo in dubbio le osservazioni svolte verso questo pianeta, sostenendo che non ci siano elementi sufficienti per provarne l’esistenza.

2006
OGLE-2005-BLG-390Lb è probabilmente il pianeta extrasolare più distante e più freddo mai individuato. Scoperto il 25 gennaio del 2006, orbita attorno alla stella OGLE-2005-BLG-390L, nella costellazione del Sagittario, in direzione del centro della Via Lattea, ad oltre 20.000 anni luce dal sistema solare. È stato stimato che abbia una massa pari a 5,5 volte quella della Terra: cioè uno dei pianeti extrasolari più piccoli finora scoperti.

Dovrebbe orbitare a circa 2,6 UA dalla propria stella impiegando circa dieci anni per effettuare un giro completo.

 
(Rappresentazione artistica di OGLE-2005-BLG-390Lb)

La temperatura superficiale potrebbe essere circa 50° K (-220° C) e la superficie dovrebbe essere ricoperta da materiali  ghiacciati come acqua, ammoniaca, metano e azoto.
Se invece non fosse un pianeta roccioso assomiglierebbe a un pianeta gassoso ghiacciato come Urano, sebbene molto più piccolo.
HD 69830 b, c, d 
HD 69830 è una stella nana arancione situata a 41 anni luce da Terra nella costellazione della Poppa. Nel 2005 è stata scoperta dal Telescopio spaziale Spitzer la presenza attorno all’astro di una fascia degli asteroidi e l’anno seguente tramite lo spettrografo HARPS montato sul telescopio da 3,6 m dell’osservatorio ESO di La Silla, situato nel deserto di Atacama in Cile, tre pianeti di massa paragonabile a Nettuno: 
 
Nome Massa Semiasse maggiore Periodo orbitale  Scoperta
HD 69830 b >0,033 MJ 0,0785 UA 8,667 ± 0,003 giorni 2006
HD 69830 c >0,038 MJ 0,186 UA 31,56 ± 0,04 giorni 2006
HD 69830 d >0,058 MJ 0,63 UA 197 ± 3 giorni 2006
(rappresentazione di HD 69830 b con Celestia)
(rappresentazione di HD 69830 c con Celestia) 
 
 
(rappresentazione artistica di di HD 69830 d  situato a ridosso della cintura di asteroidi)
HAT-P-1b (HD 209458 b)  HAT-P-1b è un pianeta extrasolare che orbita attorno alla stella ADS 16402 B componente del sistema binario ADS 16402 della costellazione della Lucertola, distanti 450 anni luce dalla Terra.
Scoperto utilizzando una serie di telescopi  HAT dagli gli astronomi del Smithsonian Institution, il pianeta ha un diametro che equivale a 1,38 volte quello di Giove, ma ha solamente metà della sua massa rendendolo i il pianeta extrasolare meno denso osservato fino ad ora (la sua densità è circa 1/4 di quella dell’acqua).
La sua composizione chimica dovrebbe essere composta principalemtne da Idrogeno ed Elio. 

(riproduzione artistica di HAT-P-1b (HD 209458 b) 

2007 
HD 209458b e HD 189733b sono stati i primi due pianeti ad essere scoperti osservandone direttamente lo sprettro da un gruppo di scienziati, guidati da Jeremy Richardson del Goddard Space Flight Center della NASA.

HD 209458 b (soprannominato Osiris)  orbita intorno alla stella HD 209458, una nana gialla simile al Sole situata nella costellazione di Pegaso a circa 150 anni luce dal sistema solare.
La sua orbita è di appena 7 milioni di chilometri, circa 0,047, che dura circa 3,5 giorni terrestri e comporta una temperatura superficiale di circa 1000 K.

HD 189733 Ab fu scoperto nel 2005 da François Bouchy, dell’Astrophysics Laboratory di Marsiglia; rbita attorno alla stella HD 189733 A, situata ad appena 63 anni luce dal Sole, in direzione della Nebulosa Manubrio.
Nel 2007, tramite analisi spettrometriche, è stata annunciata la presenza di vapore acqueo nell’atmosfera del pianeta e nel 2008 di metano e anitride carbonica.
Si tratta sostanzialmente di un pianeta gioviano caldo, con una temnperatura di circa 570 K.

(Rappresentazione artistica di HD 189733 b) 
Gliese 581 c
Scoperto dal gruppo di Stephen Udry dell’osservatorio di Ginevra il 24 aprile con l’HARPS del telescopio da 3,6 m del European Southern Observatory a La Silla.
Ruota intorno alla nana rossa Gliese 581 a 20,5 anni luce dalla Terra.
Esso è considerato il prima pianeta extrasolare ad avere caratteristiche simili a quelle della Terra, con una massa superiore di 5,03 volte e un periodo orbitale attorno alla stella di soli 13 giorni.
Vista la scarsa luminosità della stella, la tempueratura superficiale del pianeta potrebbe aggirarsi dagli 0 ai 40 °C, anche se la estrema vicinanza alla stella, potrebbe rendere il pianeta in sincronia di marea con essa, mostrando sempre la stessa faccia, con la conseguente estrema disparità di temperatura.  
(riproduzione artistica di Gliese 581 c)
2007
HAT-P-2b fu scoperto dagli astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics il 2 maggio 2007. Il pianeta ruota intorno alla stella HD 147506 con un’orbita estremamente ellittica, facendo sì che il perielio porti il pianeta a soli 5 milioni di chilometri dalla sua stella, mentre l’afelio si trova tre volte più lontano, a 15,6 milioni di chilometri. 
 
(riproduzione artistica di hat-p-2b)
CoRoT-1 b 
orbita intorno alla stella CoRoT-1 (una nana gialla) e dista 1,560 anni luce dalla Terra. Si trova nella Costellazione dell’Unicorno, ed è stato il primo ad essere individuato dalla missione COROT.


Esso appartiene alla categoria dei gioviani caldi, con un elevato diametro (213 046 km) e elevatissima temperatura media di 1.898 K
  • 2009 
  • CoRoT-7 b è un pianeta extrasolare che orbita intorno alla stella CoRoT-7 nella costellazione dell’Unicorno è distante 457 anni luce dalla Terra.
  • Scoperto il 3 febbraio 2009 dal satellite francese CoRoT. Si stima che, a causa del decadimento della sua orbita, tra 25 milioni d’anni verrà assimilato dalla stella madre.
  • (immagine artistica di Corot7 B)
    WASP-18b La scoperta di questo pianeta si deve a Coel Hellier, professore di astrofisica alla Keele University in Inghilterra. Possiede un periodo di rivoluzione attorno alla sua stella molto breve, circa 24 ore, (definito da alcuni studiosi “yo-yo planet”). Ha una massa equivalente a 10 volte quella di Giove ed è vicinissimo alla sua fine, con lo schianto sulla stella. Il pianeta si trova infatti a circa 1.9 milioni di miglia (circa 3057100km) dalla stella, lontana circa 325 anni luce dalla Terra. 
     
    (wasp 18b in una simulazione grafica)

    Le prime foto dei pianeti extrasolari:
    Il 13 novembre 2008  Christian Marois e i suoi collaboratori dell’Herzberg Institute of Astrophysics annunciarono la scoperta di tre pianeti in orbita attorno alla stella HR 8799 , tutti e tre fotografati dai telescopi Keck e Gemini mediante l’utilizzo di ottiche adattive per condurre osservazioni nell’infrarosso. Il pianeta più esterno, HR 8799 b, orbita proprio a ridosso di una delle più massicce cinture asteroidali conosciute, simile per caratteristiche alla cintura di Kuiper del sistema solare.
    I raggi delle orbite dei pianeti d, c e b sono da 2 a 2,5 volte quelli Saturno, Urano e Nettuno rispettivamente. 
    La massa dei pianeti scoperti li pone quasi al limite con quello delle Nane Brune.
    Il sistema ci appare orientato nei pressi del suo polo nord, poiché la direzione del moto orbitale dei pianeti è antioraria.


     


     


    Conclusioni:
    La ricerca della vita, dunque, sembra essere uno degli obiettivi principali da parte dei numerosissimi centri di ricerca astronomica;
    Seppur il cammino sarà molto difficile e lungo, con i nuovi super telescopi spaziali, ci auguriamo che, entro pochi anni, nelle stelle sospette e irregolari, possa essere trovato un pianeta situato nella fascia in cui l’acqua è allo stato liquido.
    La nostra Galassia e l’Universo quasi sicuramente pullulano di vita ed è solo questione di tempo, affinchè questa certezza statistica sia dimostrata.

    A cura di Arthur McPaul
     

    Link:



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