Impatto devastante nel 500 d.C? [ita-eng]

Posted on febbraio 4, 2010

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Frammenti di un gigantesco asteroide o cometa sgretolatosi nello spazio vicino alla terra, potrebbero essere precipitati al largo dell’Australia circa 1500 anni fa.
Secondo una nuova ricerca del geofisico marino Dallas Abbott, le misurazioni satellitari del Golfo di Carpentaria hanno rivelato che i piccoli cambiamenti del livello del mare sono segni di crateri da impatto sul fondo marino.
Basandosi sui dati satellitari, esisterebbe un cratere di circa 11 miglia (18 km) di larghezza, mentre l’altro dovrebbe essere di 7,4 miglia (12 km).
Per anni Abbott, del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University ha sostenuto che la forma a V delle dune di sabbia lungo la costa del golfo sono la prova di uno tsunami provocato da un impatto. Queste dune sono come frecce che puntano verso la loro fonte, ha detto Abbott. In tal caso, le dune convergono nello stesso punto in cui Abbott ha rilevato le due depressioni superficiali.
Abbott sostiene che questo studio è l’ultimo che porta a supporre che un grande impatto possa aver causato un raffreddamento globale tra il 536-545 d.C.
Secondo la teoria, il materiale gettato molto in alto nell’atmosfera dall’impatto ha probabilmente innescato il raffreddamento, che è stato individuato nei dati sugli anelli degli alberi provenienti dall’Asia e dall’Europa.
Mentre l’impero romano stava cadendo a pezzi in Europa, gli aborigeni in Australia potrebbero avere assistito e registrato l’impatto doppio.
Testimoni oculari
Sulla base della nuova ricerca, Abbott pensa che i due crateri siano stati fatti da un oggetto che si è diviso in pezzi mentre si avvicinava la Terra.
Per fare un paio di crateri di questo tipo, nei sedimenti del fondo marino morbido, l’oggetto originale deve avere avuto circa 2.000 piedi (600 metri) di diametro. I campioni del nucleo sono emersi nella regione, ha aggiunto Abbott. Ricerche precedenti avevano scoperto che i campioni contenevano sferule magnetiche, createsi dopo l’impatto, dal getto di materia che ne è seguito.
Inoltre, un documento del 2004 sulla rivista Astronomy and Geophysics ha suggerito che nel 500 d.C. circa, eventi di raffreddamento globale potrebbero essere stati causati dalle polveri di un impatto della stessa dimensione che Abbott ha calcolato per Carpentaria.
È anche possibile che l’impatto abbia avuto testimoni oculari: l’arte rupestre aborigena dalla regione sembra aver registrato l’evento, anche se i ricercatori hanno esaminato questa arte hanno rifiutato di discutere i dettagli fino a quando il rapporto non fosse stato pubblicato.
Duane Hamacher, uno studente in dottorato di ricerche alla Macquarie University di Sydney, ha recentemente dimostrato che le storie degli aborigeni possono essere utilizzate per individuare crateri dei meteoriti.
Numerosi esempi di stelle di fuoco che cadono dal cielo e colpiscono la terra, causando morte e distruzione, si trovano nelle storie popolari spirituali di tutta l’Australia; ha scritto sul suo blog Hamacher . Le descrizioni sembrano indicare che siano stati testimoni degli eventi.
Nei risultati ancora da pubblicare, Hamacher ha utilizzato una serie di storie di aborigeni, assieme alle immagini di Google Earth, per individuare un cratere da impatto di 280 a Palm Valley, nel Nord dell’Australia. (immagini in basso)

Molti impatti si sarebbero verificati?
Alcuni esperti sono scettici sulle conclusioni di Abbott, che sono stati presentati lo scorso dicembre in una riunione dell’American Geophysical Union di San Francisco.
Un potenziale problema è la presenza di due crateri separati nel sito del Golfo di Carpentaria, ha detto il fisico Marco Boslough del Sandia National Laboratories di Albuquerque, New Mexico.
Se un oggetto da impatto si fosse spezzato prima di cadere sulla Terra, i frammenti sarebbero stati molti, nelle immediate vicinanze dell’impatto: in sostanza si sarebbe comportato come un pezzo unico, creando un unico cratere, ha detto Boslough. Inoltre, ha detto, Abbott e altri membri di un’associazione informale chiamata Olocene Impact Working Group, stanno trovando le prove per gli eventi da impatto sarebbero più di quelli che hanno previsto i calcoli degli astronomi. Abbott e i colleghi sostengono che gli eventi climatici durante l’epoca dell’Olocene, da 11, 500 anni fa ad oggi, sarebbero stati effettivamente attivati da un impatto e quindi impatti di grandi dimensioni sarebbero più comuni rispetto a quelli che attualmente si crede.
Boslough e altri esperti, nel frattempo, hanno catalogato asteroidi e altri corpi che orbitano attorno alla Terra e hanno calcolato la frequenza con rocce spaziali che avrebbero potuto colpire il pianeta. Abbiamo una buona idea su quanti fossero e quale dovrebbe essere la frequenza di impatto. Dall’abbondanza delle prove, si evince che fossero molto superiori rispetto a quelli, che gli astronomi hanno osservato, ha detto Boslough.
E’ piuttosto difficile immaginare che gli astronomi non li abbiano visti.
Invece, è più probabile che i crateri trovati dal gruppo di lavoro abbiano origine vulcanica, hano concluso gli scettici sulla possibilità dell’impatto.
Abbott ammette che l’impatto di Carpentaria non è al 100 per cento provato. Ma in generale, ha detto, ritiene che sono molto vicini a poter dimostrare che negli ultimi 10000 anni ci siano stati numerosi impatti meterorici.
adattamento a cura di Arthur McPaul
English

Giant Meteorites Slammed Earth Around A.D. 500?
Double impact may have caused tsunami, global cooling

Richard A. Lovett
for National Geographic News
Published February 3, 2010

Pieces of a giant asteroid or comet that broke apart over Earth may have crashed off Australia about 1,500 years ago, says a scientist who has found evidence of the possible impact craters.
Satellite measurements of the Gulf of Carpentaria (see map) revealed tiny changes in sea level that are signs of impact craters on the seabed below, according to new research by marine geophysicist Dallas Abbott.

Based on the satellite data, one crater should be about 11 miles (18 kilometers) wide, while the other should be 7.4 miles (12 kilometers) wide.
For years Abbott, of Columbia University’s Lamont-Doherty Earth Observatory, has argued that V-shaped sand dunes along the gulf coast are evidence of a tsunami triggered by an impact.

“These dunes are like arrows that point toward their source,” Abbott said. In this case, the dunes converge on a single point in the gulf—the same spot where Abbott found the two sea-surface depressions.
The new work is the latest among several clues linking a major impact event to an episode of global cooling that affected crop harvests from A.D. 536 to 545, Abbott contends.

According to the theory, material thrown high into the atmosphere by the Carpentaria strike probably triggered the cooling, which has been pinpointed in tree-ring data from Asia and Europe.
What’s more, around the same time the Roman Empire was falling apart in Europe, Aborigines in Australia may have witnessed and recorded the double impact, she said.

Aborigine Eyewitnesses
Based on the new research, Abbott thinks the two craters were made by an object that split into pieces as it approached Earth.

To make a pair of craters this big in the seafloor’s soft sediments, the original object must have been about 2,000 feet (600 meters) across before it broke up, she said.
Core samples from the region back up the case for such an impact, Abbott added. Previous research had found that the samples contain smooth, magnetic spherules, which were probably created when the object’s explosive landing melted material and blasted it into the sky.
Furthermore, a 2004 paper in the journal Astronomy and Geophysics suggested that the circa-A.D. 500 global cooling event might have been caused by dust from an impact of approximately the size Abbott has now calculated for Carpentaria.

It’s even possible the impact had eyewitnesses: Aboriginal rock art from the region seems to have recorded the event, although the researchers examining this art declined to discuss details until after their paper has been published. Still, Duane Hamacher, a Ph.D. student at Macquarie University in Sydney not involved with the rock-art work, recently demonstrated that Aboriginal stories can be used to locate meteorite craters.

“Numerous examples of fiery stars falling from the sky and striking the earth, causing death and destruction, are found throughout Aboriginal Dreamings [spiritual folk stories] across Australia,” Hamacher wrote on his blog.
“The descriptions seem to indicate that the events were witnessed, not simply ‘made-up.'”
In findings yet to be published, Hamacher used one set of Aboriginal stories, along with images in Google Earth, to locate a 919-foot-wide (280-meter-wide) impact crater in Palm Valley, in Australia’s Northern Territory.

Too Many Meteorite Strikes?
But some experts are skeptical of Abbott’s conclusions, which were presented last December at a meeting of the American Geophysical Union in San Francisco.
One potential problem is the presence of two separate craters at the Gulf of Carpentaria site, said physicist Mark Boslough of Sandia National Laboratories in Albuquerque, New Mexico.

If a large impactor had broken up on its final approach to Earth, he said, the fragments would still have been very, very close together when they landed: “It essentially will behave as one piece,” creating a single crater, Boslough said.
In addition, he said, Abbott and other members of an informal association called the Holocene Impact Working Group are finding evidence for more impact events than astronomers calculate should be possible.

Abbott and colleagues argue that several climate events during the Holocene epoch—11,500 years ago to the present—were actually triggered by impacts, and therefore such large impacts are more common than currently believed.
Boslough and other experts, meanwhile, have been cataloging asteroids and other bodies that cross Earth’s orbit and calculating how frequently space rocks should strike the planet.

“We have a pretty good idea about how many there are and what the frequency of impact should be, and the abundances based on [the working group’s claimed crater count] are orders of magnitude greater than what astronomers observe,” Boslough said.

“It’s pretty hard to imagine where these things could be coming from so that astronomers wouldn’t see them.”
Instead, it’s more likely that the craters found by the working group have volcanic origins, the impact skeptics conclude.Abbott acknowledges that her case for Carpentaria isn’t 100-percent proven. But in general, she said, “I think we’re getting very close to being able to show there were a lot of impacts in the last 10,000 years.”

Articoli correlati:
http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2010/01/dossier-i-neo-e-il-loro-possibile.html
http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2010/01/aphphis-colpira-la-terra-il-13-aprile.html

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