Tutankhamon morto a causa di una infezione malarica [ita-eng]

Posted on febbraio 19, 2010

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Utilizzando diversi metodi scientifici, tra cui l’analisi del DNA delle mummie reali, i risultati della ricerca suggeriscono che la malaria e le anomalie scheletriche sembrano aver contribuito alla morte del faraone egiziano Tutankhamon.

La dinastia 18 (dal 1550-1295 a.C. circa) del Nuovo Regno, è stata una della più potenti case reali dell’antico Egitto e comprendeva il regno di Tutankhamon, probabilmente il più famoso di tutti i faraoni, anche se la sua vita fu breve. Morì nel nono anno del suo regno, intorno al 1324 aC, all’età di 19 anni. “Si sapeva poco di Tutankhamun e dei suoi antenati prima della scoperta fatta da Howard Carter della sua tomba intatta (KV62), nella Valle dei Re nel 1922; La sua madre e gli inestimabili tesori sepolti insieme a lui, insieme ad altre importanti scoperte archeologiche del XX secolo, hanno fornito informazioni significative sulla vita del faraone bambino e sulla famiglia.
Ci sono state molte speculazioni riguardo alla prematura morte di Tutankhamon e alle malattie che possono essersi verificati nella sua famiglia. I manufatti hanno dimostrato che la regalità di quell’epoca era molto femminea o androgina. Le malattie che sono state proposte per spiegare questo aspetto sono una forma di ginecomastia (eccessivo sviluppo del seno nei maschi a causa di uno squilibrio ormonale), la sindrome di Marfan e altre. Tuttavia, la maggior parte delle diagnosi di malattia sono le ipotesi derivate da osservarvazioni e interpretazioni di artefatti e non da valutazioni dei resti mummificati. Ci sono anche problemi riguardo all’identificazione di una serie di mummie reali di quel periodo e le relazioni esatte tra alcuni membri della famiglia reale.
Zahi Hawass del Consiglio Supremo delle Antichità del Cairo, in Egitto e colleghi, hanno condotto uno studio per determinare le relazioni familiari tra i 11 mummie reali del Nuovo Regno e per la ricerca di caratteristiche patologiche attribuibili a malattie ereditarie, malattie infettive e il gruppo sanguigno. Essi hanno inoltre esaminato le prove riguardo alla morte di Tutankhamon, con alcuni studiosi che hanno ipotizzato che fosse riconducibile ad un pregiudizio; setticemia (infezione sangue) o embolia grassa (rilascio di grasso in un’arteria), in seguito ad una frattura del femore, un colpo alla parte posteriore della testa, o avvelenamento.
Dal settembre 2007 all’ottobre 2009, le mummie reali hanno subito dettagliati studi antropologici, radiologici, e genetici (il DNA è stato estratto da 2-4 biopsie differenti per la mamma). In aggiunta a Tutankhamon, 10 mummie (tra il 1410-1324 a.C.) sicuramente strettamente collegate in qualche modo ad esso, sono state scelte e solo di 3 determinate le identità. In aggiunta a queste 11 mummie, 5 altri individui reali risalenti ai primi anni del Nuovo Regno (circa 1550-1479 a.C.) sono stati selezionati come presunti membri della discendenza di Tutankhamun. La maggior parte di queste 5 mummie sono state usate come punto di vista morfologico (forma e struttura) e il gruppo di controllo genetico. Le impronte genetiche hanno permesso la costruzione di un pedigree di V generazione di immediata discendenza da Tutankhamun. 
I ricercatori hanno scoperto che molte delle mummie anonime o quelle con identità sospetta sono state identificate come Tiye, la madre del faraone Akhenaton, la nonna di Tutankhamon, e la mummia KV55, che è probabilmente Akhenaton, il padre di Tutankhamun. Questa parentela è supportata dalle caratteristiche antropologiche che sono condivise dalle 2 mummie e dall’identico gruppo sanguigno. I ricercatori hanno identificato la mummia KV35YL come la probabile madre di Tutankhamun.
Non sono stati trovati indizi riguardo a patologie come la ginecomastia o la sindrome di Marfan, pertanto, la particolare presentazione artistica delle persone nel periodo di Amarna è probabilmente legato alla riforma religiosa di Akhenaton. Quindi era una moda, una tendenza, come spesso avveniva nello stile reale di tutte le civiltà dell’antichità.
I ricercatori hanno trovato un accumulo di malformazioni in famiglia di Tutankamon tra cui il morbo di Kohler II [disturbi ossei] in Tutankhamun, ma nessuna da sola avrebbe causato la morte. I test genetici per STEVOR, AMA1, o di geni specifici per MSP1 Plasmodium falciparum [il parassita della malaria] ha dimostrato la presenza di malaria tropica in 4 mummie , compresi Tutankamon. Questi risultati suggeriscono la necrosi ossea avascolare [condizione in cui la scarsa fornitura di sangue all’osso porta alla debolezza o la distruzione di una zona di osso], in combinazione con l’infezione malarica, come la causa più probabile della morte in Tutankhamun.
“In conclusione, questo studio suggerisce un nuovo approccio per la ricerca sulla genealogia molecolare e patogena di epoca faraonica. Con i dati aggiuntivi, una disciplina scientifica denominata Egittologia molecolare, potrebbe essere stabilita e consolidata con le scienze naturali, biologiche, della cultura , umane, della medicina, e di altri campi “.

adattamento a cura di Arthur Mcpaul

(Il volto mummificato di Tutankhamun)


(ricostruzione del volto di Tutankhamun)

EnglishStudy Examines Family Lineage of King Tut, His Possible Cause of Death


Using several scientific methods, including analyzing DNA from royal mummies, research findings suggest that malaria and bone abnormalities appear to have contributed to the death of Egyptian pharaoh King Tutankhamun, with other results appearing to identify members of the royal family, including King Tut’s father and mother, according to a study in the February 17 issue of JAMA.
(Feb. 17, 2010)
The 18th dynasty (circa 1550-1295 B.C.) of the New Kingdom was one of the most powerful royal houses of ancient Egypt, and included the reign of Tutankhamun, probably the most famous of all pharaohs, although his tenure was brief. He died in the ninth year of his reign, circa 1324 B.C., at age 19 years. “Little was known of Tutankhamun and his ancestry prior to Howard Carter’s discovery of his intact tomb (KV62) in the Valley of the Kings in 1922, but his mummy and the priceless treasures buried with him, along with other important archeological discoveries of the 20th century, have provided significant information about the boy pharaoh’s life and family,” the authors write.
Because Tutankhamun died so young, and left no heirs, there have been numerous speculations regarding diseases that may have occurred in his family, as well as debate regarding the cause of Tutankhamun’s death. Also, artifacts have shown the royalty of that era as having a somewhat feminized or androgynous appearance. Diseases that have been suggested to explain this appearance include a form of gynecomastia (excessive development of the breasts in males; usually the result of a hormonal imbalance), Marfan syndrome and others. “However, most of the disease diagnoses are hypotheses derived by observing and interpreting artifacts and not by evaluating the mummified remains of royal individuals apart from these artifacts,” they write. There have also been questions regarding the identification of a number of royal mummies from this era and the exact relationships between some members of the royal family.
Zahi Hawass, Ph.D., of the Supreme Council of Antiquities, Cairo, Egypt, and colleagues conducted a study to determine familial relationships among 11 royal mummies of the New Kingdom, and to search for pathological features attributable to inherited disorders, infectious diseases and blood relationship. They also examined for evidence regarding Tutankhamun’s death, with some scholars having hypothesized that it was attributable to an injury; septicemia (bloodstream infection) or fat embolism (release of fat into an artery) secondary to a femur fracture; murder by a blow to the back of the head; or poisoning.
From September 2007 to October 2009, royal mummies underwent detailed anthropological, radiological, and genetic studies (DNA was extracted from 2 to 4 different biopsies per mummy). In addition to Tutankhamun, 10 mummies (circa 1410-1324 B.C.) possibly or definitely closely related in some way to Tutankhamun were chosen; of these, the identities were certain for only 3. In addition to these 11 mummies, 5 other royal individuals dating to the early New Kingdom (circa 1550-1479 B.C.) were selected that were distinct from the supposed members of the Tutankhamun lineage. Most of these 5 mummies were used as a morphological (form and structure) and genetic control group. Genetic fingerprinting allowed the construction of a 5-generation pedigree of Tutankhamun’s immediate lineage.
The researchers found that several of the anonymous mummies or those with suspected identities were now able to be addressed by name, which included KV35EL, who is Tiye, mother of the pharaoh Akhenaten and grandmother of Tutankhamun, and the KV55 mummy, who is most probably Akhenaten, father of Tutankhamun. This kinship is supported in that several unique anthropological features are shared by the 2 mummies and that the blood group of both individuals is identical. The researchers identified the KV35YL mummy as likely Tutankhamun’s mother.
No signs of gynecomastia or Marfan syndrome were found. “Therefore, the particular artistic presentation of persons in the Amarna period is confirmed as a royally decreed style most probably related to the religious reforms of Akhenaten. It is unlikely that either Tutankhamun or Akhenaten actually displayed a significantly bizarre or feminine physique. It is important to note that ancient Egyptian kings typically had themselves and their families represented in an idealized fashion,” they write.
The researchers did find an accumulation of malformations in Tutankhamun’s family. “Several pathologies including Kohler disease II [bone disorder] were diagnosed in Tutankhamun; none alone would have caused death. Genetic testing for STEVOR, AMA1, or MSP1 genes specific for Plasmodium falciparum [the malaria parasite] revealed indications of malaria tropica in 4 mummies, including Tutankhamun’s. These results suggest avascular bone necrosis [condition in which the poor blood supply to the bone leads to weakening or destruction of an area of bone] in conjunction with the malarial infection as the most likely cause of death in Tutankhamun. Walking impairment and malarial disease sustained by Tutankhamun is supported by the discovery of canes and an afterlife pharmacy in his tomb,” the authors write. They add that a sudden leg fracture, possibly from a fall, might have resulted in a life-threatening condition when a malaria infection occurred.
“In conclusion, this study suggests a new approach to research into the molecular genealogy and pathogen paleogenomics of the Pharaonic era. With additional data, a scientific discipline called molecular Egyptology might be established and consolidated, thereby merging natural sciences, life sciences, cultural sciences, humanities, medicine, and other fields.”
Editorial: King Tutankhamun, Modern Medical Science, and the Expanding Boundaries of Historical Inquiry
In an accompanying editorial, Howard Markel, M.D., Ph.D., of the University of Michigan, Ann, Arbor, writes that while new scientific techniques can provide interesting insights into history, they also raise many questions.
“… what is less clear is the development of ethical guidelines with which to conduct subsequent DNA, genetic, radiological, and other medical inquiries into human history. What will the rules be for exhuming bodies to solve vexing pathological puzzles? Are major historical figures entitled to the same privacy rules that private citizens enjoy even after death? Most pragmatically, what is actually gained from such studies? Will they change current thinking about and prevent threatening diseases such as influenza? Will they change the understanding of the past, such as the Jefferson study’s powerful elucidation of intimacy during the era of slavery and the Tutankhamun study’s window on the conduct of the royal family of Egypt?
“All historians are guilty of enjoying reading the mail and personal materials of others. Yet before disturbing the dead with the penetrating wonders of 21st-century medical science, it is essential to follow the lead of these authors by pondering all the ethical implications of such inquiries to avoid opening a historical Pandora’s box.”
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