DOSSIER UFO: INTRODUZIONE (PARTE 1)

Posted on febbraio 23, 2010

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Introduzione:
Scopo di questo dossier è raccogliere tutto il materiale valido, inerente alla casistica UFO, per creare un quadro organico al fine di ricavare un giudizio scientifico sulle reali cause del fenomeno.
Grazie all’imponente archivio di foto e documenti video sparsi sul web, il lavoro di raccolta viene estremamente semplificato rispetto agli anni passati, ma al contrario l’analisi si complica per la maggior parte di essi a causa della loro dubbia validità.

Questo aumento di materiale non è indice di una intensificazione del fenomeno avvistamenti, ma è principalmente dovuto ad aumento di dispositivi elettronici capaci di riprendere immagini e video, come i cellulari, le macchine digitali e le videocamere di nuova generazione.

Il termine popolare “UFO” deriva dall’inglese “Unidentified Flying Object” o “Unknown Flying Object”, cioè oggetto volante non identificato (in italiano OVNI). Tecnicamente il termine UFO è valido per qualsivoglia oggetto volante di cui da terra o dal cielo non è possibile identificare per le cause che vedremo in seguito.

La parola è largamente utilizzata dalle torri di controllo quando un oggetto volante entra nei radar, prima che ci sia una comunicazione di identificazione. Ma il concetto è stato largamente assimilato dalla cultura popolare per identificare mezzi e tecnologie volanti dalle presunte origini non terrestri o non convenzionali.

Gli UFO sono diventati nel ‘900 fenomeno di massa, soprattutto grazie ad alcuni episodi chiave che analizzeremo in dettaglio successivamente e alla fantasia di scrittori romanzeschi e registi, che hanno realizzato migliaia di trasposizioni letterarie e cinematografiche, alcune di grandissimo successo.

La documentazione, in aumento progressivo soprattutto dal secondo dopoguerra in poi, ha provocato grazie a decine di studiosi che hanno preso a cuore l’analisi scientifica del problema, un ampliamento dei campi di indagine, sfociando nei settori più disparati, di cui ne citiamo i principali: l’intelligence (spionaggio militare, civile e industriale), la politica, il militarismo, la parapsicologia, l’antropologia, l’esobiologia, l’aeronautica, la planetologia, la fisica, l’iconologia, la storia, l’archeoastronomia, la religione e l’astronautica.
In realtà, gli avvistamenti di UFO, sembrerebbero presenti fin dall’antichità, ma i documenti a nostra disposizione sono scarsi e di dubbia genuinità, in quanto spesso sono dei falsi, o frutto di rappresentazioni mitologiche, letterarie, pittoriche o religiose che trascendono altre cause.

(Una popolare foto di UFO realizzata da George Adamsk, celebre “contattista”)
Cercheremo quindi di analizzare i casi principali partendo dalle origini, diramando progressivamente lo studio nelle varie discipline umanistiche e scientifiche che sono state interessate e coinvolte.
In questa analisi, selezioneremo principalmente quegli avvistamenti che si presume siano di origine extraterrestre, ponendoli a confronto con quelli che invece sono oggetti terrestri identificati.
Un incontro ravvicinato in ufologia, è un evento nel quale una persona testimonia di essere venuta in contatto con un oggetto volante non identificato (UFO).

La terminologia e il sistema di classificazione degli avvistamenti di UFO furono inaugurati dall’astrofisico e ricercatore ufologico J. Allen Hynek, che li suggerì per la prima volta nel suo libro del 1972 “The UFO Experience: A Scientific Inquiry”.

Hynek introdusse i primi tre tipi di incontro; in seguito furono aggiunti da altri due ulteriori sottotipi di incontri ravvicinati, ma questa classificazione non è universalmente accettata da tutti gli studiosi del fenomeno.

Gli avvistamenti ad oltre 160 metri (500 piedi) di distanza dal testimone sono classificati come “dischi alla luce del giorno” (“Daylight Discs”), “luci notturne” o “resoconti radar/visivi”.

Gli avvistamenti entro i 500 piedi all’incirca sono sotto classificati sotto vari tipi di “incontro ravvicinato”. Hynek e altri hanno sostenuto che per essere tale un incontro ravvicinato deve avvenire entro circa 500 piedi, per ridurre notevolmente o eliminare la possibilità di identificare erroneamente degli aeromobili convenzionali o altri fenomeni noti.
A questa classificazione si aggiunge quella di Valleè, molto usata dagli ufologi, perchè più tecnica e descrittiva e pertanto, spesso preferita alla precedente:

Tipo I (a, b, c, d): osservazione di un oggetto insolito, discoidale, sferico, o di altra geometria, sopra o nelle vicinanze del suolo (ad altezza degli alberi, o più in basso), che possono essere associate con tracce, effetti luminosi e o meccanici:

a – al suolo o in prossimità del suolo;

b – sopra o nelle vicinanze di uno specchio d’acqua;
c – Gli occupanti sembrano mostrare interesse nei testimoni dell’avvistamento per via di gesti o di segnali luminosi;
d – l’oggetto sembra “esplorare” un veicolo terrestre.

Tipo II (a, b, c): osservazione di un oggetto insolito, di forma cilindrica verticale nel cielo, associato con una formazione nebulosa estesa. A questo fenomeno sono stati dati i vari nomi quali “nube-sigaro” o “nube-sfera”:

a – muovendosi irregolarmente attraverso il cielo;
b – l’oggetto è stazionario e alcuni oggetti secondari (a volte citati come “oggetti satelliti”) si muovono intorno ad esso;
c – L’oggetto è circondato da molti oggetti secondari.

Tipo III (a, b, c, d, e): osservazione di un oggetto insolito, di figura sferica, discoidale o ellittica, stazionaria nel cielo.

a – librandosi fra due periodi di movimento con la discesa “a foglia morta”, su e giù, o con movimenti “pendolari”;

b – interruzione del volo continuo con fasi di stazionamento;
c – Modifica la sua forma mentre si libra nel cielo – per esempio, cambiamento della luminosità, generazione di oggetto secondari, ecc.
d – “duello” o sciamìo fra parecchi oggetti;
e – la traiettoria si è alterata bruscamente durante il volo continuo per librarsi lentamente sopra una particolare zona.

Tipo IV (a, b, c, d): osservazione di un oggetto insolito in volo continuo.

a – volo continuo;

b – traiettoria influenzata da un altro velivolo convenzionale;
c – Volo di formazione;
d – ondulato o traiettoria di zigzag.
Tipo V (a, b, c): osservazione di un oggetto insolito dell’apparenza indistinta, cioè, sembrante essere non completamente materiale o solido in struttura.
a – oggetti luminosi “sfocati” dal diametro esteso;
b – oggetti luminosi dall’apparenza “stellare” priva di movimento per lunghi periodi;
c – oggetti luminosi dall’apparenza “stellare” che velocemente attraversano il cielo, possibilmente con “peculiari” cambi di traiettoria.

(celebre imagine di un disco volante)
Secondo la nostra interpretazione, che definiremmo “sintetica” gli avvistamenti potrebbero essere classificati più semplicemente in cinque diverse tipologie:
Tipo 0 oggetto luminoso indefinito a notevole distanza che compie spostamenti irregolari non conformi alle leggi dell’avionica;
Tipo 1 oggetto luminoso a distanza ampia ma che mostra alcuni segni della sua struttura fisica;
Tipo 2 oggetto a distanza ravvicinata cui si notano chiaramente tratti della sua struttura;
Tipo 3 oggetto non convenzionale, al suolo o in volo, nelle immediate vicinanze con la compresenza di entità viventi o cibernetiche chiaramente visibili;
Tipo 4 (adbuction): testimonianze o documenti da parte di persone che sostengono di essere state rapite da entità aliene o essere entrate in stretto contatto e condotti su mezzi extraterrestri.

La frequenza documentata di avvistamenti è presente in maggior numero percentuale nel tipo 0 e scende vertiginosamente fino a poche rare testimonianze nel tipo 4.

L’indagine di questi fenomeni, condotta prevalentemente secondo i canoni del metodo sperimentale scientifico, prende il nome di “ufologia” e gli studiosi sono chiamati “ufologi”. Questa disciplina tuttavia non è di tipo accademico e non è ancora ufficialmente riconosciuta come campo di indagine interdisciplinare, perciò non detiene cattedre di insegnamento universitario e laboratori di ricerca. La scienza ufficiale che studia la presenza di vita nell’universo tuttavia esiste è viene chiamata esobiologia, affidandosi a metodi del tutto differenti di indagine.

I motivi principali per cui l’ufologia non è ancora entrata fra gli studi accademici sono almeno tre:

– L’inaffidabilità delle fonti che non sono ritenute, dagli studiosi, attendibili;

– La non sperimentabilità del fenomeno secondo il metodo scientifico
– I soggetti d’analisi, cioè il velivolo e le entità extraterrestre, sono ritenute inesistenti per la mancanza di prove certe e per le conseguenze psicologiche e sociali che determinerebbero sull’opinione pubblica mondiale.

A ciò si aggiungono da parte degli scienziati: la diffidenza, la chiusura mentale e l’attaccamento radicale ai postulati della fisica e dell’astronomia contemporanea che ritengono del tutto improbabile, viste le enormi distanze astrali, un eventuale contatto con altre entità viventi (“paradosso di Fermi”).

Pochissime sono state le personalità del mondo scientifico che hanno appoggiato l’Ufologia, tra cui il celebre astrofisico Josef Allen Hynek che prese parte al progetto Blue Book statunitense e il celeberrimo discepolo di Freud, lo psicoterapeuta Carl Jung che lo analizzò in chiave psicoanalitica.

La presenza degli UFO secondo uno dei primi quattro tipi di avvistamenti è documentata fin dalle origini dell’umanità e non mancano a tal riguardo studiosi che ritengono associate al medesimo fenomeno, persino citazioni presenti nella Sacra Bibbia ebrea e in altri testi religiosi.

Del fenomeno, a partire dal dopoguerra, se ne sono occupati anche autorità militari e civili, constatando una percentuale minima ma non trascurabile di avvistamenti senza una apparente spiegazione:
– Il 22% del totale per il GEIPAN francese;
– 1100 casi su 11000 esaminati per il Ministero della Difesa britannico;
– 701 (5,56 % del totale) dal progetto Blue Book dell’USAF (USA).

Le relazioni, tenute per decenni nascoste, all’opinione pubblica, non hanno tuttavia giustificato i casi anomali come presenze da parte di mezzi tecnologici extraterrestri, ma trascurabili e irrilevanti errori di rilevazione da parti degli apparati di registrazione radar e visivi o fenomeni naturali come fulmini globulari.

Una buona parte degli ufologi, chiamati “cospirativisti o complottisti, sostiene infatti che gli oggetti non identificati siano in effetti mezzi sperimentali di origine militare e segreta prodotta inizialmente dalle superpotenze, durante la sfrenata rincorsa agli armamenti nel periodo della “guerra fredda

Documenti dal lontano passato 

Le presunte testimonianze della presenza UFO, sono attestate sin dalla preistoria, con graffiti, geroglifici e oggetti da ogni parte del mondo, alcuni davvero significativi e per certi aspetti inquietanti.

Tale campo di indagine è anche detto dagli ufologi clipeologia (dal latino clipëus, disco), o paleoufologia o archeologia spaziale. Anche questo tipo di teorie non sono riconosciute dalla comunità scientifico-accademica.

A portare alla ribalta questo tipo di analisi di tipo pseudo-scientifica, sono stati alcuni ricercatori e scrittori a partire dalgi anni ’60, tra cui Erich von Däniken, Peter Kolosimo e Zecharia Sitchin, con diverse pubblicazioni che hanno avuto successo e hanno fortemente suggestionato l’opinione pubblica.

I riferimenti storici circa gli oggetti volanti non identificati ci vengono tramandati sotto forma di dipinti o testi. Già nell’antica Roma si siano verificati diversi avvistamenti commentati da Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.) nelle Historiae Naturales, in cui descrive come clipei ardentes (scudi infuocati, da qui il termine clipeologia) certe strane apparizioni nei cieli. Riferimenti di questo tipo si trovano anche nelle opere di Plutarco (45 – 125 d.C.), Eschilo (525 a.C. – 456 a. C.) e Valerio Massimo (I sec. d. C.). Anche nella Bibbia, secondo questi studiosi, pare che ci siano riferimenti ad avvistamenti di UFO, principalmente più nel libro di Ezechiele:

«Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione, una grande nube che splendeva tutt’intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell’elettro in mezzo al fuoco.” (Ez.1, 4). “…Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro avevano forma identica: apparivano, nella loro struttura, come se una ruota fosse in mezzo ad un’altra. (Ez. 1,16) Così movendosi potevano andare verso quattro direzioni, senza voltarsi nei loro movimenti. (Ez.1,17) La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutto all’intorno …» ( Ez. l , 18).

Altre testimonianze giungono da Senofonte nella sua opera Anabasi (risalente al IV secolo a. C.) in cui redige una classifica degli oggetti volanti avvistati in base alla loro forma; li descrive nelle forme a conchiglia, piatti, a campana, triangolari. Alessandro Magno descrive una flotta di “grandi scudi di argento scintillante” che sorprese l’esercito greco mentre attraversava il fiume Jaxartes, in India.

Cicerone, nel suo De Divinatione, racconta: «…il sole splendette nella notte, con grandi rumori nel cielo e il cielo sembrava esplodere e stupefacenti sfere vi apparvero…».

Tito Livio, (59 a. C. al 17 d.C) , nella “Storia di Roma”, cita i famosi clipea ardentes, oggetti a forma di scudi circolari che volano nel cielo. Tali prodigi vengono avvistati sopra molte città dell’Impero; inoltre, lo storico, aggiunge anche che il secondo re di Roma, Numa Pompilio, fu personalmente testimone della caduta dal cielo di uno di questi “scudi volanti”. Pare che il monarca lo annoverò tra gli oggetti di culto delle pratiche religiose che promosse.

Le incisioni di Val Camonica

Le incisioni della Valcamonica, furono scoperte nel 1909 da Walther Laeng, un geografo bresciano, su due massi al Pian del Greppe presso Cemmo tra le cime della Concarena e il Pizzo Badile Camuno. Le figure furono incise su arenaria permiana in quattro epoche: dal Paleolitico superiore (8000 a. C.) al Eneolitico (3000-2000 a.C.).

Venivano prevalentemente incise, scene di caccia, momenti di vita rurale e i primi riti di iniziazione femminile. Dopo il 1000 a.C. divennero frequenti scene di battaglia o raffigurazioni di capanne messi e armi. Le ultime espressioni dell’arte rupestre dei Camuni si arrestarono definitivamente in epoca Paleocristiana.

A stimolare la fantasia degli artisti furono prevalentemente il Sole e il cervo, elementi distanti ma onnipresenti e fondamentali per la loro sopravvivenza: Il Sole fonte misteriosa di luce, di calore, di vita; il cervo, fonte di nutrimento. Ma non mancano rappresentazioni assai strane come queste, in cui appaiono uomini fluttuanti e dotati di casco.

(Figure umanoidi fluttuanti con caschi e uomini coronati in graffiti rupestri in Val Camonica)
Il deserto del Tassili
Il Tassili n’Ajjer è un massiccio montuoso che si erge nel Sahara tra Libia ed Algeria e si estende in un’area di 500 kilometri quadrati.
Nella lingua dei nomadi Tuareg, “Tassili n’Ajjer” significa “Altopiano dei fiumi”, infatti Mostra ancora i letti asciutti di antichi corsi d’acqua (oued) e i profondi canyon, ricordandoci il Sahara era ben diverso da come lo vediamo oggi. I segni di quello che era un tempo la zona li ritroviamo nei fossili di animali e piante e negli oltre 80000 disegni delle grotte preistoriche, studiati per la prima volta da Henri Lothe nel 1956. I graffiti e le pitture rupestri nel Tassili, ci ricordano che la vita prosperava dove ora c’è solo sterile deserto.

Acune di queste opere preistoriche, secondo ricercatori come Peter Kolosimi, mostrano esseri con scafandri e strane maschere (talora sono raffigurati con tubi sulle terga e che escono dalla bocca), forse astronauti extraterrestri. Nel sito di Jabarren, (“I Giganti”) sono riprodotti con dovizia di particolari e con linee piuttosto nette, questi esseri a quattro dita per mano.
Celebre è il cosiddetto “grande dio di Sefar”: è un essere dipinto ad affresco in modo bidimensionale, lungo circa 3,20 m, con una testa bitorzoluta, quasi crestata e il torso sproporzionato rispetto al resto del corpo. Porta un bracciale al polso ed un altro al braccio in corrispondenza di una strana protuberanza che si protende nell’incavo tra braccio ed avambraccio. Sullo sfondo donne e gazzelle.

Secondo l’antropologo Lewis-Williams, non rappresenta un essere alieno, ma è il frutto delle percezioni entottiche, le entità che si mostrano agli occhi della mente, negli stati alterati di coscienza, durante l’assunzione di sostanze stupefacenti.

(Deserto del Tassili graffito del Dio Marte o un extraterrestre)

(Deserto del Tassili graffito)
(pitture rappresentanti i Wandjina australiani (molto rassomiglianti ai Grigi)

(pitture di esseri umanoidi scafandrati in Australia)
I maya e i sumeri
La civiltà Maya, popolazione pre colombiana dell’America Centrale, è in questi anni, oggetto di studio da parte di filosofie New Age, ricercatori indipendenti e ufologi a causa di un riferimento epigrafico sul Monumento 6 di Tortuguero in cui si parla di un evento apocalittico alla fine della Quinta Era, che cadrebbe il 21 dicembre 2012 (secondo la conversione nel calendario gregoriano). A nulla sono valse le testimonianze di sacerdoti maya contemporanei per screditare questa ingiustificata apocalisse, che ormai sembra aver assunto, soprattutto sul web, toni da isterismo e delirio di massa.

Da qui, sono sorte illazioni di ogni tipo, come presunti contatti tra gli antenati dei maya e gli antichi dei anunnaki dei sumeri; non mancano poi bassorilievi in cui si intravedono rappresentazioni di astronauti di un lontano passato.

(Incisione Maya “testa scafandrata con respiratore)
Zecharia Sitchin, arcinoto studioso, uno tra i primi a decodificare l’intricata scrittura cuneiforme sumera, è tra i più acerrimi sostenitori dell’origine extraterrestre dell’intera umanità. A prova della sua teoria, si è basato soprattutto sui “sigilli sumeri”, i bassorilievi in cui venivano rappresentate scene di vita quotidiane o riti sacerdotali sacri. In particolare, in alcuni di questi, Sitchin, è certo che siano rappresentati gli Anunnaki, cioè gli extraterrestri scesi dal pianeta Nibiru per estrarre oro dalla Terra.
(Sigillo Sumero in cui Oannes (a sinistra) erudisce gli uomini, controllato da tre esseri “Annunaki” a bordo di un vascello volante)
Uno dei sigilli sumeri più celebri e discusso è il VA243, in cui sarebbe rappresentato il Sistema Solare con il dodicesimo pianeta Nibiru. In realtà, in questo bassorilievo, nel cuneiforme ai lati non è citato alcun pianeta Nibiru, ma il nome di colui che ne ha ordinato la rappresentazione. La simbologia del presunto Sole non è attinente a quella di centinaia di altri sigilli, ma sembrerebbe invece una stella molto luminosa, presumibilmente nelle Pleiadi.

(Lastra tombale di Palenque detta tomba dell’astronauta)
(Staua equadoregna di un astronauta ante-litteram?)
(Manufatto rappresentante un astronave pilotata? Turchia Navicella di Tropakkale)
La tomba di Ptahhotep
Nella Tomba di Ptahhotep, fra la V e VI dinastia in antico Egitto, gran visir al tempo del Faraone Ises, alcuni ufologi sul web sembrano aver intravisto un vero e proprio alieno (un grigio), che sarebbe raffigurato in quel dipinto.

A prima vista, in effetti la somiglianza con lo stereotipo dell’alieno “grigio” sembra sorprendente. Solo il parere esperto di uno studioso serio e degli egittologi poteva smascherare questa credenza popolare. Osserviamo meglio l’immagine in basso, schiarita e pulita dallo shape.

Si tratta di un vaso che contiene una pianta particolare che veniva offerta agli dei assieme a frutta e animali (il fiore del Loto). Anche in altri punti della tomba di Ptahhotep troviamo raffigurata la stessa pianta. Un portatore ha addirittura in mano un piccolo vaso della stessa forma di quello “alieno”.

Nella figura in alto, si vede la stessa pianta, in tre vasi. Se poi gli egiziani avessero realmente il bisogno di rappresentare un alieno “grigio”, lo avrebbero fatto come per tutte le figure viventi, di profilo, secono il loro stile rappresentativo.

Gerogrifici dell’osireion di Abydos


 
Nel 1989, la psicologa MUFON Ruth Hover, ritrovò in modo del tutto casuale su una travatura orizzontale del tempio di Abido, (conosciuto come “Osireion” di Abydos) alcubi geroglifici che rappresentano almeno all’apparenza, aerei, elicotteri, un sommergibile, un disco volante a campana e un altro velivolo che ricorda un sigaro volante. Qual è il loro significato? Secondo gli studiosi Bauval, Hancock e West, l’Osireion di Abido sarebbe databile intorno al 10.000 a. C. da una civiltà antecedente a quella egiziana che lo restauro soltanto. La versione ufficiale, confermata anche da testate web autorevoli, come egittologia.net, affermano invece, che gli strani oggetti siano soltanto una coincidenza dovuta alla rimozione di uno o più strati di intonaco che coprivano la travatura. Gli antichi egiziani erano infatti soliti coprire la parete con intonaco fresco per realizzare nuove iscrizioni, che in questo caso scrostandosi in modo non uniforme, hanno assunto il profilo di vevivoli militari della nostra epoca o extraterrestri.

IL PAPIRO TULLI
Uno dei più antichi documenti scritti che narrano l’apparizione in cielo di oggetti volanti è il “Papiro Tulli”, un documento apocrifo in forma di antico papiro scritto in ieratico apparso alla cronaca nel 1934 in Egitto, il quale conterrebbe la descrizione di strani avvistamenti di luci e oggetti nel cielo.

Questa è la traduzione:
“…il ventiduesimo giorno del terzo mese d’inverno, alla sesta ora del giorno gli Scribi, gli Archivisti e gli Annalisti della Casa della Vita si accorsero che un cerchio di fuoco … (lacuna). Dalla bocca emetteva un soffio pestifero, ma non aveva “testa”, il suo corpo misurava una pertica per una pertica ed era silenzioso. Ed i cuori degli Scribi, degli Archivisti tutti furono atterriti e confusi ed essi si gettarono nella polvere col ventre a terra…. (lacuna) essi riferirono allora la cosa al Faraone. Sua Maestà ordinò di … (lacuna) è stato esaminato … (lacuna) ed egli stava meditando su ciò che era accaduto, che era registrato dai papiri della Casa della Vita. Ora, dopo che fu trascorso qualche giorno, ecco che queste cose divennero sempre più numerose nei cieli d’Egitto. Il loro splendore superava quello del sole ed essi andavano e venivano liberamente per i quattro angoli del cielo . (lacuna). Alta e sovrastante nel cielo era la stazione da cui andavano e venivano questi cerchi di fuoco. L’esercito del Faraone la osservò a lungo con lo stesso Re. Ciò accadde dopo cena. Di poi questi cerchi di fuoco salirono più che mai alti nel cielo e si diressero verso il Sud. Pesci ed uccelli caddero allora dal cielo. Grande fenomeno che mai a memoria d’uomo fu in questa terra osservato… (lacuna) ed il Faraone fece portare dell’incenso per rimettersi in pace con la Terra … (lacuna) e quanto accadde il Faraone diede ordine di scriverlo e di conservarlo negli Annali della Casa della Vita, affinché fosse ricordato per sempre dai posteri…”

Il papiro sarebbe fu ritrovato al Cairo sulla bancarella di un antiquario da parte di Alberto Tulli, allora direttore del Pontificio Museo Egizio del Vaticano che credette di riconoscere nel papiro un prezioso documento. Per via dell’alto valore non potette acquistarlo subito, ma ottenne l’autorizzazione a copiarlo per un’analisi approfondita.
Da questi, fu dapprima tradotto in geroglifici grazie alla preziosa collaborazione dell’abate Etienne Drioton, direttore del Museo egizio del Cairo. Il papiro descriveva un avvistamento effettuato dal faraone Thutmosis III, anche se molte parti del testo risultarono essere danneggiate o mancanti. Il documento probabilmente entrò alla morte di Tulli in possesso del Vaticano, anche se non risulta ufficialmente donato.
La prima testimonianza diretta dell’esistenza del papiro apparve sulla rivista britannica di studi fortiani “Doubt” nel 1953 con un articolo del principe sudtirolese Boris de Rachewiltz, egittologo e appassionato di esoterismo.

Nell’articolo si trova anche una illustrazione del papiro, riprodotta in ogni pubblicazione successiva. Egli scrisse di aver esaminato un papiro originale in pessime condizioni, mancante dell’inizio e della fine, nonché sbiadito. Nel 1956 H. T. Wilkins lo riprese nel saggio “Flying Saucer Uncensored” per poi diffondersi grazie ad altre pubblicazioni del settore.
L’italiano Solas Boncompagni, “clipeologo” (studioso degli UFO nell’antichità) pubblicò sulla rivista Clypeus una diversa traduzione del testo in italiano, per poi dare in una successiva interpretazione anche delle parte mancanti in una pubblicazioni del 1995.
Intanto la notorietà del papiro aveva fatto il giro del mondo e tutti gli ufologi lo consideravano a priori, la testimonianza storica definitiva della presenza extraterrestre, ma contemporaneamente giungevano le prime importanti dichiarazioni che fosse un clamoroso falso, come quella di Gianfranco Nolli, direttore della sezione egizia del Vaticano.
Nel 2006 la comunità virtuale di “egittologia.net” decise di porre fine alla vicenda analizzando nuovamente il documento partendo dall’originale di Rachewiltz. Franco Brussino, esperto di egittologia, notò la similarità tra alcuni passi del papiro e delle frasi provenienti dall’Egyptian Grammar di sir Alan H. Gardiner, pubblicato nel 1927 e quindi antecedente alla scoperta del papiro.
Il testo fasullo sarebbe stato composto copiando dalla Grammar, singole frasi appartenenti a nove diversi papiri. Le lacune nel testo furono quindi volutamente lasciate per collegare frasi che altrimenti sarebbero apparse insensate, mentre nel papiro sono presenti errori presenti anche nella Grammar di Gardiner, dovuti a cattiva trascrizione.
Il papiro è dunque risultato essere una complessa ed ottimamente realizzata burla, se non addirittura una truffa, tanto sofisticata da aver tratto in inganno gli ufologi e gli egittologi.

Arte e UFO
Tantissime sono le citazioni, da parte dei clipeologi, di rappresentazaioni pittoriche medievali in cui apparirebbero dei dischi volanti o degli oggetti non identificati. In tutti i casi analizzati, si tratta di rappresentazioni simboliche attigue all’arte sacra, che spesso, erano assai comuni e stilizzati in modo simile in numerosi altri dipinti sfuggiti alle analisi.
Per un debunking efficace di questi casi, occorre una minima conoscenza di iconologia e simbologia sacra e di storia dell’arte medievale e moderna, requisiti che impediscono di incappare in fragorose bufale, come spesso molti blog o siti ufologici hanno fatto.

Il cappello di San gerolamo

Questo in alto è uno dei particoli più diffusi in internet, che desta dubbi per la presenza in basso di un presunto disco volante dalla forma a cappello. Il particolare è tratto da “La Tebaide”, di Paolo Uccello:

Il particolare appare al centro del dipinto, sotto all’arco bianco.
Il dipinto rappresenta diverse scene di vita monastica: in basso a sinistra la Vergine appare a San Bernardo; sopra un gruppo di monaci si flagellano davanti al crocifisso; al centro, in una grande grotta, è raffigurato San Gerolamo in preghiera davanti a un altro crocifisso, mentre in alto san Francesco inginocchiato riceve le stimmate. Nella zona in basso a destra forse è raffigurata la predicazione di San Romualdo.Chiunque conosca un minimo la storia dell’arte riconoscerà in quell’oggetto un cappello da cardinale (si vedono benissimo i cordoni con i fiocchi), infatti il personaggio inginocchiato è San Gerolamo (o Girolamo) che, si racconta, divenne eremita dopo aver rinunciato alla carica ecclesiastica.
L’oggetto è presente in molti altri dipinti, come nel San Gerolamo del Perugino o nel Saint Jerome di Albrecht Bouts:
Ecco un altro dipinto, del Gozzoli, in cui San Gerolamo, sempre con il famoso cappello a terra:

Nessun mistero dunque, il particolare in questione, non è un disco volante ma il cappello vescovile che richiama la santità di San Gerolamo.

L’Annunciazione del Crivelli

Anche in questo caso, gli ufologi e i blogger sul web, sembrano vedere in cielo un oggetto volante non identificato che appare in cielo con tanto di raggio laser che colpisce la Madonna. Osserviamo il particolare nel dettaglio:
Il raggio che colpisce la Madonna è in realtà viene da un doppio cerchio di angeli, che appare in moltissime altre annunciazioni, come in quella dell’Alamanno:

Anche in questo caso nessun disco volante e nessun riferimento dell’arte cristiana ai presunti alieni, ma soltanto una rappresentazione simbolica di angeli che irradiano di grazia la Madonna, emblema cristiano della purezza e della verginità di corpo e di spirito.

Lo “sputnik” del Ventura Salimbeni
 
Da tempo girano articoli e citazioni su questa bellissima opera pittorica del Salimbeni, in cui il “globo” al centro sarebbe la rappresentazione, vista la somiglianza, dello “Sputnik” russo, la prima sonda automatica inviata nello spazio dall’uomo:
Il globo al centro è in relatà un simbolo sacro molto ricorrente anche in altre analoghe rappresentazioni, tra cui la più somigliante è quella della Trinità, esposto nella basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme:

In realtà non si tratta di una premonizione fatta dal pittore sulle future missioni spaziali dei russi, ma semplicemente, anche in questo caso è un simbolo, che raffigura il “Globo del Creato” o “Sfera Celeste”, e in particolare in questo caso contiene la raffigurazione del Sole e della Luna, che sono l’oggetto bianco e nero in basso e il Sole giallo, in alto.
Ecco un’immagine dello Sputnik russo:

La somiglianza è un presupposto altamente ridicolo.

CROCIFISSIONE ( Monastero di Visoki Decani, Kosovo)

Analizziamo adesso, uno dei dipinti più discussi dagli ufologi, dove apparirebbero esplicitamente degli uomini volanti, su astronavi a razzo:

Come si può analizzare in questo particolare in basso, sembrano effettivamente dei razzi, con tanto di pilota all’interno:

I particolari, sono presenti nell’affresco dipinto nei primi decenni del XIV secolo che si trova nel terzo livello della cupola nel Monastero di Visoki Decani in Kosovo. Tantissime sono state le pubblicazioni che hanno affermato che questa splendida opera sacra sia in realtà la rappresentazione di capsule spaziali, associati alla sacralità di Cristo, lasciando intendere la natura extraterrestre del Salvatore e di Dio.
In realtà, per ha un minimo di dimestichezza con l’arte medievale, saprà benissimo, che questi due simboli rappresentano l’antropofizzazione del Sole e della Luna, tant’è che appaiono, in forme simili in decine di altri dipinti:
Come potete osservare, anche in questa rilegatura di un antico Evangelario (Tesoro di San Clemente d’Ochrida, sec XIV), abbiamo in alto il Sole e la Luna, rappresentati simbolicamente come nella Crocifissione di Visoki Decani.
Ecco quanto dice in merito, il Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte” di James Hall:
“…Negli esempi medievali, il sole e la luna possono essere rappresentati secondo la tipologia antica: il sole come figura maschile che guida una quadriga, la luna come figura femminile che conduce un carro di buoi, ciascuno all’interno di un disco circolare. Oppure il sole è rappresentato semplicemente da un busto maschile con un alone luminoso, e la luna da un busto femminile con il crescente lunare che contraddistingue Diana. Più tardi si riducono a due semplici dischi (in quello della luna può essere inscritto il crescente lunare) e a volte sono sorretti da angeli. Il sole compare alla destra di Cristo, la luna alla sua sinistra.”
Questo particolare è altresì illuminante per esplicare in modo più chiaro il concetto simbolico di rappresentazione del Sole, sempre nello stesso monastero di Decani, in una cupola inferiore:
Anche questo esempio è assimilabile dunque alla rappresentazione simbolica dei soggetti nell’arte sacra e non si tratta assolutamente di oggetti volanti artificiali. 
Analogo come concetto simbolico, è la rappresentazione nella Crocifissione su uno dei lati del monumento funebre alla martire Sidonia nella cattedrale Svetitskhoveli di Mtskheta in Georgia, di due presunti oggetto volante a “medusa”.
Uno è di colore rosso-arancio e l’altro bianco trasparente. In molti hanno visto l’ennesima rappresentazione di due dischi volanti in procinto di prendere quota. Se si osserva bene, all’interno di essi abbiamo due volti rappresentati di profilo, Anche in questo caso, si tratta della simbolizzazione della Luna a destra e del Sole a sinistra. Questa rappresentazione iconica può esplicare ancora meglio cosa è rappresnetato nel discosso quadro in alto:
Stessi colori, stessa stilizzazione. Sono semplicemente il Sole e la Luna. Nien’altro.

“BATTESIMO DI CRISTO” di Aert De Gelder

Famosissimo per i clipeologi, questo “Battesimo”di Aert de Gelder, in cui un disco luminoso irradia con un raggio lumino il piccolo Cristo. Non è nemmeno in questo caso un disco volante alieno, ma bensì un’altra simbolizzazione artistica di elementi sacri. In questo caso l’elemento discoidale, ha all’interno una colomba, come notiamo chiaramente nel particolare:

E una stessa citazione del Vangelo di Marco a chiarire di cosa si tratta in realtà:
«E, uscendo dall`acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”» (Mc, 1,10)
Infatti in altre rappresentazioni del Battesimo, come quello del Veronese, il soggetto discoidale appare in alto nel cielo, negli stessi termini. Si tratta in realtà dello Spirito Santo, una colomba circodata da una nube:

“MADONNA CON BAMBINO E SAN GIOVANNINO”

Attribuita a Sebastiano Mainardi o a Jacopo del Sellaio
(Firenze, Musei di Palazzo Vecchio, Sala di Ercole);
Arriviamo al caso più discusso ed eclatante, ma per certi versi simile ai pecedenti:
 
 
In alto a destra, appare un piccolo oggetto scuro nel cielo. Anche per questa rappresentazione, gli ufologi poco informati, hanno sbandierato la prova concreta, che in passato siamo stati osservati da dischi volanti alieni tanto da indurre, come in questo caso, l’artista ad impressionare su tela l’oggetto.
Il dipinto chiamato in causa, è innanzitutto “La Madonna con Bambino e San Giovannino”, esposta nella Sala di Ercole a Palazzo Vecchio a Firenze, attribuito a Jacopo del Sellaio.
L’oggetto “misterioso” appare anche in altre celebri rappresentazioni, come nel caso della “Natività” del Ghirlandaio:
L’oggetto, in questi casi non è altro che la nube luminosa deriva dal racconto della Natività nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo. Essa è sempre accompagnatada stelle luminose, come anche in questi esempi.
Probabilmente l’oggetto era un tempo ricoperto di fregi dorati che si sono staccati nel cosro del tempo, come appare evidente in questo raffrontocon un esempio simile (Monaco):

Osserviamo il particolare del Sellaio in un ingrandimento:
Non è dunque un UFO, ma la nuvola lumisosa della Natività, che ha perso le decorazioni dorate.

L’UFO DI GENOVA DEL 1608 

Sempre grazie al prezioso lavoro di Diego Cuoghi, riportiamo il celebre caso delle sfere non identificate di Genova, apparse su vari articoli dell’epoca. Il caso in questione è descritto dal CUN di Genova in questi termini:
1608, agosto – Genova-Nizza – Nel mare genovese vengono visti affiorare fino all’ ombelico esseri con figura umana e braccia coperte di squame con 2 serpenti volanti in mano. Molti colpi di cannone non sortiscono alcun effetto. Avvistati nello stesso periodo a Nizza “strani oggetti nel cielo che gettano sangue sulla terra”.
1608, 15 agosto – Genova – Nel porto appaiono 3 carrozze ognuna trainata da 6 figure di fuoco simili a draghi con serpenti che lanciano urla spaventose. Le chiese si riempiono di supplicanti, vengono indetti digiuni e processioni. (http://web.tiscalinet.it/lareteufo/genova1.htm)
La notizia è stata riportata alle cronache odierne dalle riviste ufologiche e online come ennesima schiacciante prova dell’esistenza degli UFO nel passato.
La traduzione del testo in taluni articoli poteva essere stata forzata, per cui era necessario rileggere il documento originale, scritto in francese e pubblicato nel 1608 a Troyes:

Per conosccere la verità era inoltre necessario ricorrere agli archivi storici della città di Genova. Ebbene, l’autore ha potuto verificare che nel 1608 a Genova non è successo nulla riconducibile a fenomeni di questo tipo:

Nella serie “Cerimoniarum”, (resoconti delle iniziative pubbliche in presenza del doge) sono registrate le cerimonie religiose, ma anche in questo caso nessuna funzione o processione particolare, a parte quelle canoniche, senza riferimenti a situazioni anomale.
In un decreto del Senato datato domenica 24 agosto si trova la notizia di un fulmine che avrebbe provocato grossi danni a Savona il giorno precedente, nella seconda ora della notte. E’ questa l’unica attestazione di un avvenimento contraddistinto da una certa emergenza in quei giorni, secondo i documenti storici.

Dunque l’opuscolo pubblicato a Troyes e intitolato “DISCOURS au vrais des terribles et espouvantables signes apareuus sur la Mer de Genes” sembra essere una specie di storia fantastica, forse parente negli odierni racconti di fantascienza, non certo una vera e propria cronaca di reali avvenimenti.

(Queste immagini riferite al caso di Genova del 1608, non sono originali, ma sono apparse sulla rivista GEOS FRANCE negli anni ’70. In quell’occasione, la storia fu tradotta volutamente male, arricchendo il racconto, già di per se “fantastico”, con ulteriori farciture fantascientifiche – leggi qui)

Sembra che esistesse un vero e proprio filone narrativo fantascientifico:
– Les signes merveilleux et espouvantables apparus au ciel sur la ville de La Rochelle le 28 jour d’Avril dernier. Ensemble le combat de deux hommes en l’air, Paris , A. Champenois

– Discours espouventable et prodigieux d’une sultanne turquesque : laquelle a faict un monstre, sçavoir la teste d’elephant, les bras et jusques au nombril en corps humain, et depuis le nombril en bas en forme d’un bouc, lequel n’aquit le 27 février 1608, avec la prognostication du grand caliphe de Bandas, predisant la perte et ruyne de la plus part de l’empire turquois

– Description du grand, horrible, et effroyable meteore, et vision prodigieuse de deux armées en l’air au dessus de Chastel Charlon en la France Comté de Bourgogne le jeudy 8 du moys de mars 1590, par le seigneur Guyot Maillard.

– La description d’une merveilleuse horrible et prodigieuse comette, et apparition effroyable d’hommes armes, et combatans en l’air, sur nostre horison de Costentin en Normandie. par M. Jean Brohon (Constances, 28 oct. 1568)

– “Discours merveilleux et espouvantables des signes et prodiges qui sont apparuz au ciel sur la ville de Genefve le 21e jour de décembre 1578″ est le titre d’une plaquette publiée par G. Stadius, mathématicien du duc de Savoie et astronome connu de ce temps. Il y décrit des phénomènes étranges qui se seraient produits dans le ciel de Genève. Il s’agit de la description d’une comète surmontée d’une petite croix. ”

– ADMIRABLE ET PRODIGIEUSE ARRIVEE DEPUIS UN MOIS AU PAYS DE NORMANDIE De certaine quantité D’OYSEAUX SAUVAGES NON JAMAIS VEUS Qui ont dévoré et corrompu tous les fruicts et infecté plusieurs villes et villages au tres-grand estonnement du peuple

– Histoire memorable et espouvantable, arrivée en chasteau de Bissestre pres de Paris : avec les apparution des esprits et fantosmes qui ont esté veuz aux caves et chambres dudit chas- teau. Paris, 1623. 15 p.

Questo tipo di documento, chiamato “canard”, non viene preso in considerazione come veritiero, lo si cataloga alla stessa stregua dei racconti fantastici:

“Discours pitoyable”, “Accident espouventable”, “Histoire prodigieuse”, “Effroyable rencontre”, tels sont quelques-uns des titres qu’affectionne aux XVIe et XVIIe siècles le genre du “canard”, brève relation imprimée d’un fait divers naturel ou criminel, mais toujours sensationnel. Les naissances monstrueuses occupent une place importante parmi les diffèrentes sortes d’événements relatés et donnent lieu à un discours stéréotypé : préambule rappelant l’ancienneté des prodiges comme instruments par lesquels Dieu avertit les hommes, relation du fait lui-même, courte conclusion revenant sur l’idée d’admonition divine.
http://gallica.bnf.fr/anthologie/notices/01029.htm

Anche Gilles Durand, in “Motif du discrédit du certains rapports d’observations anciennes” (pp. 371-379, in Pinvidic, Thierry (ed.).OVNI. Vers une anthropologie d’un mythe contemporain. [s.l]: Heimda) presenta le ricerche compiute dalla francese Association pour l’Investigation Historique des Phénomènes Insolites (AIHPI), e tra i tanti casi ricorda (p. 373) che un testo uscito nel 1578 su eventi celesti avvenuti nella zona di Wurtenburg il 5 dicembre 1577 fu riprodotto in francese, descrivendo però eventi che sarebbero avvenuti a Ginevra nel 1620. Dunque lo stesso fatto prodigioso poteva essere riciclato cambiando luoghi e date.

Jerome Beau ha di recente pubblicato sul proprio sito una copia dell’opuscolo sui prodigi di Genova del 1608 derivato da una diversa edizione (in questo caso stampata a Parigi nel XIX secolo):  

Anche in questo caso, non si tratta di avvistamenti di UFO ma semplicemente di un racconto fantastico, molto in voga in quel perdiodo sulla costa ligure e provenzale, facente parte del genere detto “canard”, cioè notizia inventata priva di fondamento, utilizzata per dare un alone di veridicità a racconti di tipo fantastico.
Ringraziamo ancora sig. Diego Cuoghi per averci tramandato questo eccezionale ricerca storiografica sul caso. Si conclude la prima parte di questo dossier, in cui abbiamo cercato di ripresentare e analizzare alcuni dei casi più dibattutti sul fenomeno UFO nell’antichità.Il “dossier” non termina qui, ma andrà avanti cercando di fare luce sui casi storicamente successivi, fino ai giorni nostri.

A cura di Arthur McPaul

Fonti: 

D. Bergami, A. Bergonzoni, Algeria, Tassili n’Ajjer, 2005
P. Kolosimo, Astronavi sulla preistoria, Milano, ristampa 2004
H. Lothe, The search for the Tassili frescoes: The story of the prehistoric rock-paintings of the Sahara, 1959, 1973
R. Malini, U.F.O. Il dizionario enciclopedico, Firenze-Milano, 2003 s.v. Zanfretta
C. Mesa, M.J. Delgado, La connessione egizia del Tassili, 2009 
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