Nuovi metodi di ricerca per la vita extraterrestre

Posted on febbraio 24, 2010

2



La ricerca scientifica dell’intelligenza extraterrestre si è focalizzata sull’ascolto dei segnali radio volontariamente inviati lontano nello spazio. Ma se le civiltà aliene non stessero prestando attenzione o non fossimo in grado di ascoltarli, la loro attività biologica potrebbe ugualmente produrre degli indizi rintracciabili, come suggerisce in un recente articolo, Richard Carrigan del Fermi National Accelerator Laboratory di Batavia in Illinois

La ricerca su scala cosmica di reperti archeologici, come le sfere di Dyson o le civiltà di Kardashev, è una interessante alternativa al convenzionale progetto SETI. Scoprire un tale manufatto non richiede la trasmissione intenzionale di un segnale da parte delle civiltà aliene.
Questo tipo di ricerca è chiamata archeologia interstellare o archeologia cosmica. L’individuazione di vita intelligente in altre parti dell’Universo con l’archeologia interstellare avrebbe vaste implicazioni per la scienza. Ad esempio, i vincoli del principio antropico dovrebbero essere rivisti se fosse scoperta una diversa intelligenza nel cosmo.

Vengono analizzate una moltitudine di ricerche archeologiche di tipo interstellare assieme alla possibile presenza di composti artificiali immessi nell’atmosfera planetaria, come il doping stellare con isotopi di rifiuti nucleari e le sfere di Dyson, immense opere di ingegneria su scala stellare e galattica. Viene anche introdotto il concetto di “bolla di Fermi” dovuta alla migrazione interstellare, come ulteriore indizio di civiltà galattica. Questi potenziali reperti archeologici cosmici sono classificati con la scala di Kardashev. Mentre un’equazione di Drake modificata viene utilizzata per valutare le probabilità relative di trovare varie civiltà. Tuttavia, tranne poche eccezioni, queste tracce archeologiche interstellari sarebbero difficili da rilevare per le nostre attuali capacità tecnologiche.

Possibilità n.1

Le città terrestri sono visibili di notte dallo spazio a causa della luce artificiale, così anche gli esopianeti potrebbero essere illuminati di notte se popolati da civiltà evolute come la nostra. Se l’elettricità fosse utilizzata per produrre luce artificiale, potrebbe riflettere migliaia di volte più intensamente di come riflette la Terra la luce dal Sole.

Possibilità n.2

Si potrebbero cercare anche le prove dell’inquinamento chimico nelle atmosfere di pianeti extrasolari. Composti artificiali come il clorofluorocarbonio, o CFC, potrebbero lasciare tracce osservabili dallo spazio. Assorbendo fortemente la luce negli infrarossi a certe lunghezze d’onda, il CFC potrebbe essere rilevabile, se presente, in una concentrazione di poche parti per trilioni. Ma, per rilevare queste emissioni, si necessiterebbe di un telescopio particolarmente sensibile che va al di fuori delle ordierne capacità disponibili.

Possibilità n.3

La dispersione di rifiuti nucleari in una stella potrebbe lasciare una grande abbondanza di elementi rari prodotti dalla fissione nucleare, come ad esempio il tecnezio o il neodimio, individuabile nello spettro della luce stellare. Ma una traccia riconoscibile dallo spazio potrebbe richiedere una quantità colossale di materiale, per esempio circa 100,000 tonnellate di tecnenzio, secondo le stime Guillermo Lemarchand della National University di Quilmes in Argentina. Di contro, i reattori terrestri hanno prodotto solo 100 tonnellate di tecnenzio nel secolo scorso, dice Richard Carrigan. Pertando potrebbero essere individuate civiltà che fanno un pesantissimo uso di energia nucleare, forse su una super-Terra.

Possibilità n.4

Una civiltà extraterrestre potrebbe anche rivelarsi attraverso colossali opere di ingegneria chiamate sfere Dyson, cioè ipotetiche strutture utilizzate per raccogliere l’energia solare. Una sfera di Dyson sarebbe parzialmente o completamente in grado di bloccare la luce visibile di una stella. Ma poichè la sfera sarebbe riscaldata da essa, emetterebbe la luce agli infrarossi in modo tale da poter essere rilevabile dalla Terra. Gli astronomi hanno trovato alcuni candidati a sfere di Dyson, ma tuttavia potrebbero essere facilmente soltanto nubi gassose di idrogeno, antiche polvere di stelle o addirittura asteroidi.

Possibilità n.5

Piuttosto che bloccare la luce di una sola stella, una civiltà extraterrestre potrebbe costruire sfere di Dyson tentacolari intorno a molte stelle, creando una macchia scura visibile nella sua galassia chiamata bolla di Fermi. Come singole sfere di Dyson, le bolle di Fermi sarebbero ancora irradiate di calore, rendendosi visibili agli infrarossi. Ma trovarle potrebbe essere ancora molto difficile. Le galassie a spirale, come la galassia Girandola , sono piene di polveri e di lacune buie. Le galassie che sono naturalmente più uniformi in luminosità, come le ellittiche, potrebbero essere ottimi candidati per la caccia agli ET.

Possibilità n.6

Una civiltà avanzata potrebbe modificare la sua stella madre per mantenere il suo pianeta abitabile. Con il tempo, sappiamo che le stelle finiscono di bruciare l’idrogeno e iniziano ad utilizzare l’elio del nucleo, gonfiandosi fino a diventare giganti rosse che possono inghiottire i pianeti che li circondano mettendo in pericolo la vita. Una civiltà avanzatissima potrebbe scongiurare il disastro trovando un modo per prolungare la vita di una stella. Così facendo saebbe richiesto uno sforzo straordinario per modificare le condizioni all’interno della stella, per esempio, con la miscelazione dell’idrogeno non utilizzato dalla parte esterna della stella, oppure rimuovendo alcune parti di materia della stella, o regolando il tasso di rotazione per modificare la pressione all’interno. La manomissione darebbe alle stelle proprietà anomale e fornirebbe la prova dell’esistenza di potenti civiltà aliene.

Link: http://arxiv.org/abs/1001.5455
http://www.newscientist.com/gallery/six-unconventional-ways-to-hunt-for-et


Annunci