La catastrofe che sconvolse il genere umano

Posted on marzo 4, 2010

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Come fece l’uomo a raggiungere il Nord America?
Questa è una domanda secondo la quale la scienza ufficiale narra che durante l’ultima Era Glaciale lo Stretto di Bering sorgeva dalle acque come un lembo di terra che collegava i due continenti quello asiatico con quello nord americano e tramite esso, i primi esseri umani giunsero in Nord America diffondendosi verso sud.[1]
Questa non solo è una vera e propria contraddizione per il fatto che durante l’ultima Era Glaciale il Nord America si trovava sotto un enorme coltre di neve e ghiaccio. Allora per dimostrare ulteriormente tale visione fu suggerito che esistesse un largo corridoio privo di ghiaccio, passando tra 2 mura di ghiaccio. Una sorta di Mosè delle nevi.

Facendo così furono in grado di attraversare l’intero continente americano giungendo fino alla Terra del Fuoco,a Tihaunaco ecc. Un impresa a dir poco sorprendente. Tuttavia anziche sostenere una storia che forzatamente stà in piedi ci sono spiegazioni molto più semplici ma che per quanto lo possano essere necessitano di prove e conferme pet essere sostenute. Gli Aztechi non hanno mai narrato di aver attraversato mura di ghiaccio o qualcosa che sostenesse anche solo lontanamente lo Stretto di Bering,ma bensì di provenire da un isola scomparsa immezzo all’oceano di nome Aztlan(o Azlan).

“Il prefisso atl in lingua messicana significa acqua e lo ritroviamo in molti nomi: Quetzalcoatl, Chichèn Iztlan (che in lingua maya significa salvati dalle acque). I toltechi del Messico sostengono a loro volta di venire da Aztlan.”, Inoltre “sul fondo del mar dei Caraibi, davanti alla penisola Cubana di Guanahacabibes, nei pressi di un vulcano spento, in un’area di venti chilometri quadrati del pavimento oceanico, immense strutture formano un reticolato urbano, che spicca sulla spianata di sabbia bianca, con i suoi muri ad angolo retto. Le strutture si snodano in un regolare e ordinato groviglio di strade, vicoli, incroci.”[2]
Proprio a Cobà,fra le rovine Maya,si trova un lastrone sul quale è rappresentata la fuga da una catastrofe provocata da un terremoto e un maremoto.

In alto si nota un vulcano in eruzione e il crollo di un tempio a forma di piramide,a destra un Maya dal naso forato che fugge su fi una canoa.[3]
Se poi ci soffermiamo sulla descrizione di Aztlan fatta da Platone troviamo una stranezza,tale terra viene descritta come con una serie di anelli concentrici ebbene sembra che ci sia un ulteriore strana analogia con un simbolo a forma di labirinto.

Questo simbolo rappresenta un vero e proprio mistero: compare infatti in luoghi e tempi diversissimi tra di loro. Il suo significato è un mistero. Alcuni studiosi ritengono che si tratti di un “percorso rituale”, confinandolo così al campo religioso-mistico. Altri vedono in esso la rappresentazione di un cervello umano. Ma nessuno di essi sa fornire una spiegazione accettabile sulla sua così grande diffusione nel mondo e in tempi così distanti tra loro. Vediamo ora una breve lista dei luoghi in cui il labirinto è stato ritrovato:

Tracciato di pietre sull’isola di Gotland (Svezia) 

Incisione rupestre nella Rocky Valley, a nord di Tintagel in Cornovaglia (Inghilterra)

Incisione su una moneta di Cnosso (Isola di Creta)

 Simbolo presente nel tempio di Kom Ombo (Egitto)

Simbolo presente nella “Domus de Jana” di Luzzanas in Sardegna (Italia); è datato 6000 anni circa.
Incisione ritrovata a Padugula, in India 

Incisione su una roccia a Machu Picchu – Perù 

Guardando meglio il labirinto ed avendo presente la descrizione della città di Atlantide fornita da Platone nel Crizia, si può pensare che esso rappresenti nientemeno che la MAPPA della suddetta città! Vediamo come si può giungere alla seguente conclusione. Ricordiamo innanzitutto le parole di Platone in questo brano, estratto dal Crizia: “…Su questa montagna aveva la sua dimora uno degli uomini primordiali di quella terra, nato dal suolo; si chiamava Evenor e aveva una moglie chiamata Leucippe, ed essi avevano un’unica figlia, Cleito. La fanciulla era già donna quando il padre e la madre morirono; Poseidone si innamorò di lei ed ebbe rapporti con lei e, spezzando la terra, circondò la collina, sulla quale ella viveva, creando zone alternate di mare e di terra, le une concentriche alle altre; ve ne erano due di terra e tre d’acqua, circolari come se lavorate al tornio, avendo ciascuna la circonferenza equidistante in ogni punto dal centro, di modo che nessuno potesse giungere all’isola, dato che ancora non esistevano navi e navigazione…”

Ed ancora:

“…(i sovrani di Atlantide) innanzitutto gettarono ponti sugli anelli di mare che circondavano l’antica metropoli, e fecero una strada che permetteva di entrare ed uscire dal palazzo reale. E fin da principio eressero il palazzo nella dimora del dio e dei loro antenati, e seguitarono ad abbellirlo di generazione in generazione, dato che ciascun re superava, all’apice della gloria, colui che l’aveva preceduto, sino a fare dell’edificio una meraviglia a vedersi, sia in ampiezza che in bellezza. E, partendo dal mare, scavarono un canale largo trecento piedi, profondo cento, lungo cinquanta stadi, che arrivava alla zona più esterna creando un varco dal mare fino a essa che divenne un porto; e il varco era abbastanza ampio da permettere l’entrata alle navi più grandi. Inoltre, a livello dei ponti aprirono gli anelli di terra che separavano gli anelli di mare, creando uno spazio sufficiente al passaggio di una trireme per volta da un anello all’altro e ricoprirono questi canali facendone una via sotterranea per le navi; infatti le rive furono innalzate di parecchio sopra il livello dell’acqua. Ora la più grande delle zone, cui si poteva accedere dal mare tramite questo passaggio, aveva una larghezza di tre stadi e la zona di terra che veniva dopo era altrettanto larga; ma le due zone successive, l’una d’acqua, l’altra di terra, erano larghe due stadi e quella che circondava l’isola centrale era di uno stadio soltanto. L’isola su cui sorgeva il palazzo aveva un diametro di cinque stadi…”
Ed ora proviamo ad elaborare l’immagine del labirinto. Coloriamo alternativamente le linee del labirinto di azzurro (acqua) e di marrone (terra), operando una piccola modifica al centro:

Ed ora coloriamo di marrone tutta la figura (espandiamo le striscie di terra), aggiungendo il grande canale citato da Platone che congiungeva gli anelli al mare:

 

Coloriamo infine le varie parti, in modo da evidenziare le zone della città, descritte in maniera accurata da Platone nel Crizia:

A – Anello di terra principale E – Secondo porto
B – Anello di terra minore F – Grande porto
C – Cittadella G – Canale per il mare
D – Porto interno H – Quartiere mercantile

Se invece ora guardiamo dal punto di vista archeologico troviamo ulteriori prove che in passato possa esser esistita un evoluta civiltà che in seguito venne sommersa dalle acque.
A largo di Bimini,vicino la Florida, nel Golfo del Messico troviamo semi sepolte sul fondale troviamo un allineamento di pietre dalla forma rettangolare e che si allunga per centinaia di metri sul fondo dell’oceano e ricorda una grande strada lastricata, oppure la cima di una muraglia sommersa (da non confondere con alcune rocce naturali della zona che non centrano con queste). Alla fine di questa strada sommersa inizia un’altra strada formata da massi più piccoli, che vanno a formare una strada che curva ad angolo retto verso la costa, e al termine di quest’altra strada sommersa ci sono resti di strutture dalla forma regolare. Proseguendo verso la costa si incontra indica un’altra strada sommersa formata da insiemi di pietre regolarmente distanziate, che si estende in linea retta per oltre 2,4 km, tagliando in diagonale antiche linee costiere. “(…)
” Un’altra struttura individuata nei pressi delle Bahamas è una grande struttura sottomarina a pianta rettangolare (un edificio o un tempio), che è situata in prossimità dell’isola di Andros, nelle Bahamas. Altre strutture sono state avvistate un po’ dovunque nell’arcipelago delle Bahamas, e anche altrove nei Caraibi. Molte di queste strutture sono disegni di forma regolare sul fondo del mare e la struttura di questi disegni è costituita da vegetazione marina e sabbia, come a segnalare la presenza di strutture artificiali sepolte dalla sabbia e dai sedimenti.”
E’ curioso notare che tali ritrovamenti vanno a colloccarsi proprio parallelamente” al di là delle colonne d’Ercole”, un’area che Platone indicava per la collocazione di questa misteriosa terra o isola che fosse.

La storia di questo sorprendente ritrovamento ha inizio nel luglio del 2000 quando i canadesi Paulina Zelitsky, ingegnere russa assegnata allo spionaggio sottomarino durante la guerra fredda, e suo marito Paul Weinzweig, ricercatori della “Advanced Digital Communications” (ADC) che ha sedi in Canada ed a Cuba, a bordo del loro vascello di ricerca “Ulises”, stavano esplorando i fondali al largo di Capo Sant’Antonio a nord ovest di Cuba in cerca di relitti da recuperare, attività che li aveva già resi famosi (e discretamente ricchi). Muniti, come è logico, di sofisticatissimi sistemi di rilevamento e monitoraggio del fondale, incontrarono una strana ed ampia area pressoché piana (pendenza massima = 6 gradi) di circa 20 chilometri di lato, ricoperta da una spessa coltre di pura sabbia bianca, dal centro della quale però qualcosa faceva “impazzire” il sonar; l’esperienza di Zelitsky e Weinzweig sull’analisi di questi tracciati suggerì una conclusione veramente incredibile, soprattutto ad una tale profondità: avevano localizzato strutture megalitiche, apparentemente di pietra, dalle chiare forme geometriche di piramidi o rettangoli, alcune organizzate simmetricamente e perfettamente allineate. E poi strade, muri e costruzioni sviluppate come un centro urbano.[4]

Alcune delle immagini sonar che hanno rivelato la presenza delle strutture regolari.

Tornando all’argomento di partenza sull’origine delle civiltà nord americane che secondo la scienza ufficiale attraversarono lo Stretto di Bering ma nella quale la testimonianza archeologica e delle stesse civiltà invece mostra l’esatto contrario. A ulteriore prova di tutto ciò gli Hopi,che ora vivono a sud-est degli Stati Uniti, provenivano da Muia (Mu?)un isola nell’Oceano Pacifico. Molte altre tribù delle coste occidentali dell’Oceano Pacifico,compresi gli Haida delle isole Queen Charlotte,del British Columbia,attraversarono l’Oceano Pacifico a bordo di canoe e imbarcazioni.

La tradizione orale di un isola perduta immezzo all’Oceano Pacifico è molto comune nelle foreste pluviali del Centro America e nelle coste occidentali del Sud America. (Watermark,Joseph Cristy)
Ovviamente e giustamente non tutti si accontentano di semplici tradizioni orali,quindi la possibile allocazione di tali isola/e potrebbe trovarsi in 2 luoghi. Il primo di cui ho già parlato si chiama Yonaguni e si tratta di un isola al largo del Giappone (immagine in basso)

Proprio a Sud di quest’isola troviamo sommerse sotto il livello del mare delle tracce architettoniche megalitiche risalenti a 12.000 anni fa.
Proprio un particolare di tali strutture sembra ricollegarle alle dell’Isola di Pasqua nella quale si nota una fortissima assomiglianza:

E’ possibile che i costruttori che hanno edificato le statue dell’isola di Pasqua siano in qualche modo collegati con la stessa civiltà che edificò quella sorta di costruzione sottomarina che ora giace a fare compagnia dei pesci sul fondo del mare. Sicuramente chiunque disegnò,progettò,e fece edificare o scolpire tali monumenti doveva possedere un elevata conoscenza architettonica,una conoscenza che può essere stata raggiunta solo da una civiltà molto avanzata ma che per quanto sorgano in continuazione nuove prove la scienza ufficiale continua erroneamente a non credere,o ad ammettere,tale possibiltà.
Ma cosa causò la scomparsa di tali civiltà 12.000 anni fa?
La risposta starebbe nei ritrovamenti fossili,e nei miti comuni di molte culture nella quale si parla di un immane inondazione o un diluvio che sommerge le terre emerse. Oppure nella morte improvvisa di milioni di animali nella tundra siberiani,assiderati in un periodo così breve che tracce di cibo indigerito sono state trovate nel loro stomaco e alcune tracce anche nei loro denti. Il mito del Diluvio è ricordato in moltissimi miti e culture in tutto il mondo,circa 600 miti in tutto il globo.
Molti lo hanno imputato ad una delle comuni e periodiche inondazioni del fiume Nilo,e in seguito alle migrazioni tale particolare si sarebbe diffuso tramite il contatto con altre culture. Il problema è che tale mito non è solo comune a culture che apparentemente sono entrate in contatto tra loro,ad esempio quello di Noè altri non è che uno di quelli presi in prestito dal mito Sumerico di Utnapishtim, ma anche in civiltà che non hanno mai avuto contatti con altre o sono rimaste isolate per migliaia di anni.

Alcuni miti:

Il MITO GRECO Deucalione e Pirra

Gli uomini si comportavano male, Zeus arrabbiato li punì,  Essi si odiarono.  Zeus scatenò una tempesta con grandi venti a causa del comportamento degli esseri umani.  Gli uomini consapevoli cominciarono a fare riti e preghiere, ma il dio non li ascoltò.  A Ftia Deucalione e Pirra, esseri onesti e benvoluti dagli dei, si salvarono riparandosi in un’arca e salvarono coppie di animali.  L’alluvione durò 9 giorni e 9 notti, quando si accorsero che la pioggia era cessata i due si affacciarono per vedere il mondo, ma non videro che un’immensa distesa d’acqua.
L’arca toccò terra ed Eucalione e Pirra scesero e si accorsero di essere capitati sul monte Parnaso.
Ermes arrivò e portò loro un messaggio che parlava delle decisioni di Zeus. Loro avrebbero avuto la possibilità di essere sereni.  I due decisero che questa benedizione doveva ricadere sull’intero genere umano e chiesero consiglio ad Ermes.  Questo rispose loro di gettarsi alle spalle le ossa della grande madre. I due subito non capirono, poi intuirono la soluzione, presero delle pietre e se le scagliarono alle spalle e queste presero l’aspetto di uomini e donne.  Da queste persone nacque tutto il genere umano.

MITO INDIANO  

Manù, figlio del dio Sole, stava facendo il bagno in riva al fiume.
Si trovò nel palmo della mano un pesciolino di nome Matsya.
Egli provò compassione per lui perché poteva essere mangiato dai più grandi; lo mise in un’ anfora di terracotta piena d’acqua.  Poi crebbe e gli scavò un fossato.  In seguito crebbe maggiormente e lo portò nell’oceano.  Matsya disse a Manù che tra qualche anno sarebbe venuto un diluvio.
Suggerì di costruirsi una nave per mettersi in salvo e Matsya promise che sarebbe andato a salvarlo.
Il giorno arrivò e Matsya venne a prendere Manù e lo portò in cima ad una montagna.

MITO AFRICANO  

La donna che vive di pioggia (Leo Frobenius)
Kapinga non aveva moglie. Un giorno incontrò una donna e la portò a casa. La donna non voleva mangiare, perché il marito non sapeva il suo nome. Kapinga girando incontrò Kakulutu Kamunto che gli disse il nome della moglie cioè Tumba. Kapinga e Tumba andarono al villaggio del padre della donna. Arrivati, restarono a lungo. Dopo un po’ Kapinga volle tornare a casa e il capo del villaggio (il padre di Tumba) gli disse di ritornare a prendere sua moglie in un giorno di pioggia. Kapinga acconsentì e dopo tornò a casa.

Dopo qualche tempo di siccità il marito si diresse al villaggio di sua moglie. Arrivato non trovò nessuno, ma vide dei sassi; ne prese uno e affilò il suo coltello e poi tornò a casa. Quando cominciò a piovere Kapinga tornò al villaggio di Tumba e incontrando gli abitanti chiese di riavere sua moglie, ma il padre gli negò il permesso perché quando era andato al villaggio durante la siccità, affilando il suo coltello su quel sasso aveva fatto una grossa ferita al capo villaggio perché quel sasso era lui. Kapinga tornò a casa senza moglie.

IL DILUVIO DI TAHITI  

TAHITI fu una volta sommersa dal mare, nell’isola sopravvissero solamente due persone e gli animali che essi salvarono; il disastro iniziò con grandi piogge e una tempesta furiosa che fini per travolgere l’intera isola. Per salvarsi assieme agli animali i due esseri umani si rifugiarono sul monte più alto PITO-HITI.  Finalmente dopo 10 notti cessò di piovere e il mare calò, cosi’ la vita, grazie alla coppia, tornò a fiorire nell’isola. Il secondo mito narra il DILUVIO BIBLICO: si dice che il Signore, per la crudeltà degli uomini inondò la terra con un forte temporale che durò 100 giorni. Solamente una famiglia d’animo gentile si salvò, costruendo un’arca spaziosa per rifugiare ogni specie animale. Quando smise di piovere cominciarono ad avvistarsi le prime cime dei monti, fu cosi che la terra ebbe di nuovo la VITA

IL DILUVIO NEL MITO BRASILIANO  

Mito Brasiliano (Curt Nimuendajè)
Il serpente Kane-roti fece il rio Tocantins e il rio Araguaia.  Piovve per molti giorni, i corsi d’acqua strariparono; le acque del Tocantis raggiunsero quelle dell’Araguaia.
Per 2 giorni il mondo fu sommerso. Le Apinaye fuggirono dalla Sierra Negra.
Una coppia di sposi prese tre zucche giganti e le riempì di cibo, soprattutto di cereali; le chiusero, le legarono e aggrappati, si lasciarono portare alla deriva.  Improvvisamente ritornò a piovere, ma i due se la cavarono.  Quando l’acqua si abbassò i due coniugi cercarono un posto dove stabilirsi e lì si accinsero a costruire una fattoria.  Un giorno un ragazzo sopravvissuto uccise un uccello e lo portò alla madre per cucinarlo.
La madre si accorse che il volatile aveva semi di mais nello stomaco e chiese al figlio dove l’aveva preso saputa la notizia; la gente andò alla ricerca del posto; trovata la fattoria, si fermarono fino all autunno per raccogliere cibo.
Sull’origine del Diluvio vi sono numerose teorie la più probabile è quella di un inversione magnetica che avrebbe causato un incremento dell’attività vulcanica a livello globale accompagnata da improvvisi e devastanti cambiamenti climatici che avrebbero portato ad un vero e proprio olocausto nella tundra siberiana e in diverse parti del globo, sconvolgendone anche la geografia.
Di questo ne parlerò più dettagliatamente nella seconda parte.
A cura di Alex

Link:
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Stretto_di_Bering
[2] http://misteri2009.blogspot.com/2009/10/atlantide.html
[3] http://expianetadidio.blogspot.com/2009/12/ritrovata-atlantide.html
[4] http://www.oopart.it/mega-rovine-sommerse-a-cuba.html 

Fonte:
http://expianetadidio.blogspot.com/2010/03/la-catastrofe-che-sconvolse-il-genere.html

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