Acqua anche sugli asteroidi: lo dice la NASA

Posted on aprile 29, 2010

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Gli scienziati della NASA hanno scoperto composti di ghiaccio d’acqua e composti organici a base di carbonio sulla superficie di un asteroide, uno dei più grandi della Fascia Principale degli Asteroidi, facendo ipotizzare ancora una volta che alcuni asteroidi e comete, possano aver portato l’acqua sulla Terra primordiale. La ricerca è stata pubblicata nel numero odierno della rivista Nature.
“Per molto tempo il pensiero è stato che l’acqua non potesse esistese nella cintura di asteroidi nemmeno per riempire una tazza”, ha detto Don Yeomans, direttore del NASA Near-Earth Object Program Office al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California “Oggi invece riteniamo che si possa riempire buona parte della Terra “.
La scoperta è il risultato dell’osservazione dell’asteroide 24 Themis da parte dell’astronomo Andrea Rivkin della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory di Laurel, nel Maryland. Rivkin, insieme a Joshua Emery, della University of Tennessee a Knoxville, impiegato al NASA Infrared Telescope Facility per effettuare misurazioni in sette occasioni diverse a partire dal 2002. Dai dati elaborati è stata rintracciata la presenza di ghiaccio d’acqua e composti organici a base di carbonio utilizzando immagini ad infrarosso.
I risultati dello studio sono particolarmente sorprendenti perché si credeva che Themis, orbitante intorno al Sole a “soli” 479 milioni km (297 milioni di miglia), era troppo vicino alle fonti di calore ardenti del Sistema Solare per contenere ancora il ghiaccio d’acqua originatosi 4,6 miliardi anni fa quando si formò.
La ricerca potrebbe contribuire a riscrivere il libro sulla formazione del Sistema Solare e la natura degli asteroidi.  “Questo è emozionante perché ci fornisce una migliore comprensione sul nostro passato e apre prospettive per il nostro futuro”, ha detto Yeomans.  
“Questa ricerca indica che non solo gli asteroidi possono essere una fonte di materie prime, ma potrebbero essere utilizzati come stazioni di rifornimento e pozze d’acqua per la futura esplorazione interplanetaria”.
Le conclusioni di Rivkin e Emory sono state confermate in modo indipendente da un altro team guidato da Humberto Campins presso la University of Central Florida di Orlando.
La NASA rileva e studia asteroidi e le comete che passano vicino alla Terra sia con telescopi terrestri e che spaziali. Il Near-Earth Object Program, comunemente chiamato “Spaceguard”, scopre questi oggetti e traccia le trame delle loro orbite per determinare se potrebbero essere pericolosi per il nostro pianeta.
JPL gestisce il Near-Earth Object Program Office della NASA’s Science Mission Directorate a Washington. JPL è una divisione del California Institute of Technology di Pasadena.
L’analisi dei fatti:
Questo studio è l’ennesima dimostrazione che il vecchio modello del Sistema solare è ormai prossimo ad essere sgretolato definitivamente. Un insieme di oggetti sterili che circondano il Sole, ad eccezione delle Terra, è ormai un’idea che non combacia più con i dati di fatto. L’acqua, inizia ad esere presente ormai dappertutto, anche se in forma di ghiaccio e assieme ad essa anche le molecole semplici a base di carbonio. A questo punto sorge il sospetto che forme elementari microbiotiche, potrebbero essere presenti non solo sui pianeti come Marte o Venere, ma anche sui satelliti come la Luna, Encelado, Ganimende, Europa e Titano.
Le prospettive che la vita legata all’acqua o al metano possa esistere davvero, si va sempre più allargando.
Particolarmente interessanti sono anche le prospettive che questi asterodidi possano essere utlizzati come basi spazio porto per dei rifornimenti di acqua e altre sostanze utili ai viaggi interspaziali, anche se in un remoto futuro. Credo che l’unico appiglio che possa davvero far decollare i viaggi interspaziali sia la possibilità di uno sfruttamento a livello minerario di questi corpi. Chissà che presto non inizino a valutare seriamente anche queste ipotesi. Allora, il bisogno stimolerebbe lo sviluppo tecnico. Come è sempre accaduto.
A cura di Arthur McPaul
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