Scoperte altre nuove frane su Marte

Posted on ottobre 17, 2010

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Grazie al MRO (Mars Orbiter Reconnaisance) e la fotocamera a bordo HiRISE, gli scienziati sono in grado di monitorare Marte per i cambiamenti in atto sul paesaggio. Lo fanno mettendo a confronto immagini vecchie con quelle nuove, scoprendo nuove frane come questa recente nel cratere Zunil. “Il colore e la rifrazione indicano che una frana si è verificata  poco tempo fa, troppo recente per essere stato ricoperta da polvere”, scrive Alfred McEwen, ricercatore principale di HiRISE, scrivendo sul sito web “La ricerca di cambiamenti come questo ci aiuterà a comprendere meglio i processi attivi.” McEwen ha detto che la frana avrebbe potuto essere innescata da una “Marsquake” (terremoto marziamo detto anche Martemoto
(*) leggi le note a fine articolo ) o un evento di basso impatto ambientale”.

Questa frana è stata notata da Stu Atkinson, massi e detriti sono sotto di una ripida scarpata nella zona polare nord. Foto NASA/JPL/University of Arizona

Il nostro ‘occhio di falco’ pal Stuart Atkinson ha notato questa frana su una ripida scarpata nella regione polare nord. Sembra che molta roccia è sia caduta dalla scogliera, e le discussionei sul forum di UnmannedSpaceflight.com indicano le zone come possibili macchie di ghiaccio depositato sulla parete rocciosa.
Burroni ghiacciati nella Northern Summer. Foto NASA/JPL/University of Arizona

Questa immagine è eccezionalmente sorprendente per la bellezza degli avvallamenti. Ci sono due scuole di pensiero su questi tipi di calanchi:
1) molti scienziati ritengono che queste gole siano state scolpite dall’ acqua liquida e soprattutto da poco tempo, rendendo questa recente scoperta di estremo interesse.
2) Un secondo parere è che sono gli accumuli di brina nel burrone che sciogliendosi provocano una valanga, escludendo così come causa l’ acqua allo stato liquido. Gli scienziati del MRO continueranno ad analizzare molte immagini come questa, al fine di cercare di capire se è davvero l’acqua liquida responsabile per i calanchi, frane e valanghe oppure no.
Altra valanga lungo le pareti della Bahram Vallis. Foto: NASA/JPL/University of Arizona

Questa immagine di Bahram Vallis ha grandi cumuli di materiale nel fondovalle. Questi depositi di materiale hanno la classica forma e accumulo delle frane o crolli di rotazione, in cui il materiale lungo l’intera parete crolla giù con i detriti al seguito alla base del pendio, “proprio come una persona che cade all’indietro dalla sedia”, scrive Frank Chuang dal team di HiRISE. Il fatto che le frane si siano verificate qui indica che le pareti della valle non sono stabili.

(*) Le informazioni inviate sulla Terra dal sismometro della Viking 2 nei 564 giorni marziani in cui lo strumento è rimasto operativo non hanno fornito chiari segni di un’attività interna marziana. Poiché il sismometro era alloggiato nel corpo della sonda e non isolato dagli agenti atmosferici, esso si comportava principalmente come un anemometro, rivelando i forti venti che soffiavano sul lander. C’è stato un solo evento, registrato durante la notte, quando i venti sono normalmente bassi, che potrebbe essere stato un martemoto (di magnitudo Richter 2,8). Tuttavia il fenomeno non ha potuto essere evidentemente confermato dal secondo sismometro, né confrontato con i dati meteorologici del Viking, che in quel momento non venivano rilevati.

Marte, in un lontano passato, è stato fisicamente “scosso” da un’intensa attività tettonica, che oggi non è più presente. Ciononostante, i ricercatori ipotizzano che il pianeta possa ancora avere un’attività sismica dovuta al raffreddamento della litosfera, lo strato che comprende la crosta e la parte superiore del mantello. Marte, quindi, potrebbe essere un corpo sismicamente più attivo della Luna, con martemoti occasionali secondo alcuni finanche di magnitudo 6. (cit.art)

Traduzione a cura del Centro Ufologico Ionico

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